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La notte in cui morirono gli autobus

Autore: Gianmarco Raponi
Testata: BooksBlog.it
Data: 17 gennaio 2011

La forma racconto – la più difficile da scrivere e quindi anche la più difficile da vendere – rimane troppo spesso rilegata in un angolo dell’economia editoriale italiana. Eppure, da Carver in poi, negli ultimi anni si vedono raccolte di racconti di grande livello.

Una di queste è La notte in cui morirono gli autobus, edita da e/o, di Etgar Keret, lo scrittore israeliano che abbiamo già conosciuto con Pizzeria Kamikaze e Gaza Blues.

Ancora volta Keret racconta Israele (nel caso specifico Tel Aviv) e i suoi conflitti (interni ed esterni), la Storia, l’ebraismo, e lo fa al solito con grande senso dell’ironia e del sarcasmo, in un certo senso tipici della tradizione in cui nasce e si inserisce di diritto. Tuttavia, rispetto ai lavori precedenti, qui sfocia volentieri nell’assurdo.

Il più rappresentativo è il racconto che dà il titolo alla raccolta: un ragazzo è fermo alla fermata dell’autobus in attesa che arrivino gli autobus che però, appunto, sono tutti morti, rovesciati sull’asfalto ed esangui, quasi antropomorfizzati.

Nella maggior parte dei racconti, però, i personaggi principali sono bambini che vanno a scuola e canditamente vivono quanto gli accade intorno, nella comunità, ma anche all’interno delle loro famiglie; uno dei esileranti è Sacchetti di compleanno in cui la figlia di un trafficante invita i compagni di classe alla propria festa di compleanno e esattamente quel giorno i poliziotti bussano alla porta.

Nella raccolta, però, rispetto agli altri suoi libri, si respira un’aria di vera e propria sospensione: nessuno vince o si riscatta, nessuno perde eppure tutti sembrano aver perso qualcosa.

Un fatto è certo: Keret possiede una scrittura fluida e godibile, senza contare che ha una grande capacità immaginativa, tanto è vero che i suoi racconti si reggono e si innestano su idee originalissime (alcune delle quali davvero geniali).