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Un thriller intrigante e mozzafiato

Autore: Marilia Picone
Testata: Stradanove
Data: 19 gennaio 2011

Dopo “Safari di sangue”, ritorna lo scrittore sudafricano Deon Meyer con un altro thriller intrigante e mozzafiato ambientato a Città del Capo e con un nuovo protagonista, l’ispettore Bennie Griessel. Cinquecento pagine con un ritmo velocissimo, questo “Tredici ore”, perché passano proprio tredici ore tra l’inizio e la fine. E sembrano correre anche le ore, insieme a Rachel Anderson, la diciannovenne americana che corre per sfuggire ai suoi inseguitori che hanno già hanno sgozzato la sua amica Erin.
   Sono due i cadaveri di cui si deve occupare la polizia di Città del Capo: quello di una ragazza sconosciuta (identificata poi come la turista americana Erin), ritrovato nel cortile di una chiesa, e quello di un noto discografico, il cui corpo, invece, giaceva sul tappeto nella stessa stanza della sua casa dove c’era pure- senza sensi perché ubriaca- la moglie che, anni prima, era stata una famosa cantante. Non c’è nulla che colleghi i due casi ed infatti sono due squadre diverse ad indagare- una guidata dal poliziotto di colore Vusi, sotto la sovrintendenza di Bennie Griessel, mentre a capo dell’altra c’è il meticcio Fransman Dekker. Alla fine, tuttavia, si scoprirà che c’è un collegamento, per quanto del tutto impensabile.
    “Tredici ore” è un romanzo ad alta tensione, perché manca il fiato anche al lettore seguendo la fuga di Rachel su per la montagna che domina Città del Capo, senza neppure poter fare una sosta per ammirare lo splendido paesaggio che lo scrittore ci descrive, perché la ragazza sa che cosa vogliono da lei gli inseguitori, mentre noi possiamo fare delle supposizioni (insieme alla polizia), scartarle una dopo l’altra, e sapremo solo alla fine di che cosa si tratta.
   Ad un certo punto sappiamo che ci sono dei bianchi e dei neri tra coloro che la inseguono, sentiamo (come li sente Rachel) che parlano dei loro ‘sbirri’ e comprendiamo che Rachel non osa rivolgersi alla polizia per aiuto perché teme la sua complicità con gli assassini dell’amica. Per quello che riguarda l’altro assassinio, seguendo le indagini scopriamo i retroscena del mondo della musica, gli imbrogli, le profferte sessuali, ma apprendiamo anche molto sulle tendenze della musica afrikaan.
   C’è dell’altro ancora, nel romanzo di Deyer che lo rende singolare. I personaggi, prima di tutto, e l’ambiente del Sudafrica dopo la fine dell’Apartheid. Ad iniziare da Bennie, ruvido ispettore alcolista che, alla fine della fatidica giornata, ha un appuntamento con la moglie da cui vive separato: lo accetterà di nuovo, lei, ora che non tocca alcol da sei mesi? Bennie è un uomo comprensivo, verso la vedova alcolizzata dell’uomo che è morto, verso il poliziotto Vusi a cui fa da tutor, verso la ragazza per la cui sorte si trema e che gli fa pensare a sua figlia, e verso il padre di questa, infine, genitore di cui lui sa misurare l’angoscia.
   Il Sudafrica rappresentato è un luogo da percorrere con passo leggero- tutto è difficile: sostituire un governo di bianchi con uno di neri, seguire la norma del politicamente corretto e delle pari opportunità, persino stabilire quale lingua adottare. Perché ci sono diverse etnie- xhosa, zulu- e appartenere ad una piuttosto che all’altra può fare differenza. Per non parlare poi della corsa all’arricchimento, il tema che è il nocciolo drammatico della trama gialla del libro.
   Un thriller ben scritto, appassionante, diverso dai soliti, che ci propone un’alternativa all’imperante giallo nordico. Da leggere.