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La ragazza salvata dalle parole

Autore: Silvana Mazzocchi
Testata: La Repubblica
Data: 29 gennaio 2011

Ferocia e purezza coabitano spesso nei giovanissimi, ma solo raramente emergono e si trasformano in talentuosa scrittura. È riuscito a Viola Di Grado, esordiente appena ventitreenne con Settanta acrilico, trenta lana, bizzarro romanzo su una delle più devastanti forme di anoressia dell’èra moderna, quel mutismo alienante che può annientare con il silenzio ogni vita. Camelia e sua madre Livia abitano a Leeds, città inglese dove «ogni inverno è sempre più freddo del precedente». Lei lavora come traduttrice di manuali per lavatrici, mentre la sua depressa madre passa il tempo a fotografare buchi di ogni tipo. E, tra loro, non corrono voci ma solo sguardi smarriti. Camelia si sente inadeguata e sfoga la sua impotenza dilaniando le cose: tagliuzza vestiti, recide i gambi dei fiori, spezza ogni oggetto. Finché compare Wen, un ragazzo cinese che le insegna la sua lingua e gli ideogrammi diventano la chiave dolorosa eppure salvifica per restituire senso alle parole. Poetico e stupefacente, scritto con un linguaggio, incisivo, potente, carnale.