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LE MADRI RIBELLI E LA "DESAPARECION"

Autore: Alessandra Solarino
Testata: L'Unità
Data: 13 marzo 1998

"Erano le sei del pomeriggio, quando degli uomini entrarono mascherati...Incappucciarono e ammanettarono Segarra ed altri due suoi amici, Joaquin Areta e julio Alvarez. Di loro non si è saputo nulla". E' una delle tante storie raccolte nell'ultimo romanzo di Massimo Carlotto, Le Irregolari, il racconto, tra cronaca e letteratura, delle vittime della desaparecion argentina e dell'impegno di quanti lottano, come le madri e nonne di Plaza de Mayo, per non dimenticare: "Volevo scrivere un libro su quanto realmente accaduto negli anni della dittatura, e su quanto continua ad accadere, cercando di spiegare esattamente come funzionava il sistema della sparizione forzata, purtroppo ancora troppo poco conosciuto in Italia. Ho scelto il romanzo non solo perché, come scrittore, sono abituato a rielaborare la realtà in forma narrativa, ma proprio per poter raggiungere più lettori".

La desaparecion, mostruosa organizzazione paramilitare per la repressione delle opposizioni, provocò in Argentina la scomparsa di circa 30.000 persone, anche solo sospettate di nutrire ideali democratici. Una cifra ancora incompleta dal momento che molte famiglie argentine, ancora terrorizzate, non hanno denunciato la scomparsa dei propri familiari. Molti di questi erano di origine italiana, e nel processo previsto per il prossimo autunno, il governo italiano ha promesso di costituirsi parte civile contro i militari argentini. "Un processo molto importante" sostiene lo scrittore, "ma che rappresenta soltanto un primo passo verso la verità". Una verità, quella della storia delle dittature degli anni '70 in Argentina, ancora tutta da chiarire. Per questo è importante il tentativo di Carlotto di analizzare, con l'efficacia della scrittura letteraria, le cause storico - politiche che portarono alla strage di Stato, sottolineando la complessità della realtà sudamericana e ponendo inquietanti interrogativi sulle responsabilità interne ed internazionali: per esempio sull'appoggio non ufficiale dell'Unione Sovietica ai golpisti, sui rapporti tra i militari, P2 e grandi società finanziarie, e sul reclutamento di fascisti italiani negli squadroni della morte.

Ci siamo chiesti da dove nasce la così forte partecipazione di Carlotto alle vicende argentine: "Prima di tutto dall'incontro con la mia famiglia argentina, che ho scoperto recentemente di avere, perché il nonno non aveva mai parlato...". Lo scrittore, infatti, come racconta nel libro, si avvicina al paese del Cono Sud nella ricerca di ricostruire il passato del nonno anarchico, che vi trascorse ben 14 anni. Scopre così l'esistenza di parenti argentini: la famiglia di Maria Estela Carlotto, presidente dell'associazione delle Nonne, madre di Laura, sequestrata e poi assassinata per la sua militanza nei Monteneros, e nonna di Guido, messo al mondo in un campo di concentramento. Inizia così la dolorosa presa di coscienza del dramma argentino, in una Buenos Aires labirintica e infernale.

La storia di Laura e Guido è soltanto una delle tante che l'autore ricostruisce nel romanzo:"La grande scommessa di questo libro era proprio dare fisicità ai desaparecidos", ci spiega, "farli rivivere come persone", in contrasto con l'obbiettivo dei golpisti di cancellarne l'identità, disumanizzandoli. "Ho preferito prima parlare con i sopravvissuti e i parenti delle vittime, e poi documentarmi. Per comprendere in profondità il loro dramma, mi sono immedesimato nelle loro storie, come ho imparato quando ero fuggiasco. Quando mi sono reso conto che la desaprecion era stata un tentativo di perfezionamento del nazismo, riprendendone anche la persecuzione antisemita, ho capito l'importanza di raccontare, spiegare".

Le storie raccontate finiscono per assomigliarsi tutte: c'è il sequestro nelle case, sul posto di lavoro o sulla pubblica via, la tortura inflitta secondo modalità prestabilite, e l'eliminazione sempre standardizzata. Il ripetersi degli stessi processi tradisce l'esistenza di un disegno preciso di distruzione delle opposizioni, studiato così perfettamente da essere addirittura esportato: "Il modello argentino era lo strumento più efficace di costruzione del consenso", continua lo scrittore padovano, "per questo oggi, ad esempio, funziona benissimo in Turchia contro i curdi". Un terribile piano, appoggiato dai servizi segreti americani che però "non avrebbe mai superato certi limiti se non ci fosse stata l'assoluzione della Chiesa. Non ci dimentichiamo che l'esercito argentino era ed è profondamente cattolico. Intendiamoci, il nunzio apostolico Pio Laghi ha salvato un sacco di gente. Ma non chi era comunista o sindacalista!"; con la teoria della cosiddetta "morte pietosa", i militari erano stati convinti che eliminare i dissidenti rientrasse nei loro doveri cristiani.

"Hanno distrutto la base operaia ed intellettuale, non tanto chi militava nel partito comunista argentino, che aveva pensato bene di allearsi con i golpisti, ma persone che non erano pericolose in una logica di opposizione armata, ma solo perché democratiche. A Buenos Aires manca completamente una generazione: te ne accorgi girando in metropolitana, o semplicemente camminando. Manca nell'arte, nella cultura, nella politica".

Le Irregolari è anche la prima opera a far luce sul conflitto tra le Madri di Plaza de Mayo e le Nonne: "Le madri e le nonne", prosegue Carlotto, "sono la cosa più bella e più pura dell'Argentina. E' incredibile come questo movimento di donne sia riuscito a mettere in crisi la terribile macchina della repressione. Da casalinghe lontane dalla politica si sono trasformate in un soggetto politico autonomo, organizzando un'associazione di lotta clandestina che ha denunciato in tutto il mondo le barbarie del regime. Solo pochissimi padri hanno trovato la forza di seguirle. la storia dell'Argentina è soprattutto una storia al femminile".