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La ragazza di Berlino

Autore: Silvia Coppola
Testata: Mangialibri
Data: 1 aprile 2011

Claire è la figlia di François Mauriac, giornalista e scrittore di fama. Nel 1944 ha ventisette anni e fa l'autista d'ambulanza per la Croce Rossa francese. All'indomani della Liberazione di Parigi, dove vivono i suoi genitori, Claire scrive loro lunghe lettere in cui finalmente può raccontare che, da gennaio di quell'anno, la sede della Croce Rossa di Béziers, per cui opera, nel sud della Francia, è stata il punto d'incontro dei capi della Resistenza della regione, che lei stessa ha trasportato armi, medicinali, accompagnato feriti e recapitato messaggi da un gruppo all'altro di partigiani. Claire lascia Béziers ad ottobre, per tornare a Parigi dove si ricevono notizie dal fronte sempre più allarmanti. Per questo decide di partire di nuovo, per raggiungere la sua sezione in Alsazia. La ragazza è fidanzata con Patrice, che si è arruolato volontario ed ora è prigioniero in Germania: gli scrive, ma è molto assorbita dal suo lavoro, che le fa vivere la vita in modo autonomo, e pienamente. Nell'aprile del '45, Patrice torna a Parigi e Claire lo accoglie, ma decide di partire ugualmente per la Germania, dove l'aspetta una missione di tre mesi. Il suo compito è quello di recuperare i soldati francesi prigionieri. Ma a Berlino conoscerà Ivan Wiazemsky, ufficiale francese di origini russe, e lì resterà ancora degli anni, almeno fino al maggio del 1947...
Il romanzo La ragazza di Berlino termina nell'anno di nascita di Anne Wiazemskye, l'autrice. Scrittrice di successo dalla fine degli anni '80, la Wiazemskye ha lavorato come attrice dal '66, anno in cui ha debuttato da protagonista con Robert Bresson, per poi collaborare con registi del calibro di Jean-Luc Godard (che sarà suo marito per dodici anni) Pier Paolo Pasolini, Marco Ferreri, Carmelo Bene. Naturalmente, le sue opere letterarie sono state fonte d'ispirazione per il cinema. Anche questa sua ultima potrebbe essere riprodotta sul grande schermo: capiterà spesso, al lettore, di alzare gli occhi dalle pagine del romanzo per seguire con la mente le immagini che il testo stimola. Si tratta di una sorta di “biografia delle origini” dell'autrice: racconta, con le parole di una donna-figlia, la storia di una donna-madre. Attraverso la scrittura intima e femminile delle lettere e del diario della madre, la Wiazemsky ci racconta, con sorprendente delicatezza, le atrocità della guerra, le sue drammatiche ripercussioni sugli uomini e sulle donne, sulle società e sui territori che attraversa, a partire dalle macerie di Berlino, città-simbolo della seconda guerra mondiale, percorsa da uomini e donne stremati, in carne ed ossa. La guerra attraverso gli occhi spaesati e la visione semplice di una ragazza di vent'anni, che decide di dedicare la sua giovane vita all'attività con la Croce Rossa, perché pensa che sia quello di cui c'è bisogno in quel momento storico, ma anche perché questo lavoro le dà la possibilità di emanciparsi dalla sua famiglia. Di sentirsi non più “solo” la figlia del famoso premio Nobel per la Letteratura, ma utile ed unica in quanto persona. In questo senso, il libro sfiora tematiche che sarebbero poi esplose tra i giovani della generazione successiva, quella dell'autrice, con i movimenti di contestazione radicale che permisero alla storia di avviarsi verso l'emancipazione delle donne dagli uomini, dei figli dai genitori, dei neri dai bianchi. Grandi questioni che troviamo in nuce tra coloro a cui Anne Wiazemskye dedica questo suo romanzo: i suoi genitori Claire e Wia e i loro amici del 96 di Kurfürstendamm a Berlino.