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L’amica geniale e la donna sconosciuta

Testata: Il Gufo Rosa
Data: 5 novembre 2011

Raramente indugio nella lettura della vita dell’autore. Di solito mi basta conoscere nome e cognome e la lista di libri che ha pubblicato; memorizzare i dati e le informazioni biografiche riguardanti gli autori è stata infatti una delle mie bestie nere negli anni del liceo: leggevo di malavoglia e molto trasversalmente le pagine dedicate del testo di letteratura italiana; più che altro, passavo avanti.

L’autore preferisco conoscerlo nei suoi scritti. Tuttavia, laddove il volto e la biografia dell’autore sono sconosciuti, l’attribuzione dell’opera diventa più opaca, interpretazioni e illazioni hanno libero sfogo; e la questione non è se nome e cognome bastano a identificare l’autore, ma se sono sufficienti a fondare e mantenere il rapporto fiduciario che nella lettura si crea tra autore e lettore e se questo rapporto di fiducia (sto leggendo il libro di quest’autore, di cui riconosco un certo stile e una certa sensibilità tematica) è rilevante oppure no.

Mi sono posta questi interrogativi mentre leggevo L’amica geniale, l’ultimo romanzo di Elena Ferrante: non conosciamo chi si cela dietro a questo nome e cognome di autore, da informazioni trapelate dai suoi scritti e dall’editore sappiamo solo che l’autore ha un forte legame con Napoli.

I romanzi di Elena Ferrante li ho conosciuti grazie alla mia professoressa di letteratura italiana, sempre ai tempi del liceo. E da allora ho iniziato a leggerli voracemente e a stare in attesa della nuova uscita. Il 19 ottobre sono corsa in libreria per acquistare il nuovo romanzo (da qui potrebbe partire una digressione sul fatto che in libreria il romanzo non era ancora arrivato e sull’inefficienza della filiera del libro a stampa, ma questa è un’altra storia).

La prima cosa che mi è balzata agli occhi sono state le testatine – nome e cognome dell’autore e titolo del romanzo posti nella parte alta di ogni pagina del libro – una scelta editoriale nuova rispetto alle edizioni degli altri romanzi. Non nego una prima impressione di forte fastidio, era come avere un banner che ti segue ad ogni movimento di mouse, seguita però da una sensazione di spaesamento nella lettura delle prime pagine del romanzo. È lei o non è lei? Un ghost writer si è fregiato di quel nome e cognome? E le testatine stavano lì su ogni pagina a convincermi che sì, stavo leggendo proprio un romanzo di Elena Ferrante, l’autore de La Frantumaglia, l’autore de La Figlia oscura, l’autore de L’amore molesto, l’autore de I giorni dell’abbandono. Tutti questi scritti fanno riferimento a uno stesso autore.

Ma le testatine non riuscivano a persuadermi, pertanto le ho ignorate e ho continuato a leggere. E solo nella trama del romanzo, nella fluidità e intensità della parola scritta ho ritrovato quella donna sconosciuta il cui autore porta il nome di Elena Ferrante.

Penso che la capacità dell’autore di costituire un brand solo attraverso la scrittura dei libri e senza spendersi e impegnarsi personalmente nella promozione costituisca una forza che l’editoria a stampa è stata in grado di dispiegare e che l’editoria digitale, così legata alla platform dell’autore, difficilmente riesce a riprodurre.

Non racconterò nulla del romanzo, mi limito a segnalarvi le recensioni che mi sono piaciute e che potete trovare qui e qui e concludo questo post con le parole di Elena Ferrante scritte in una lettera all’editore Sandra Ozzola del 21 settembre 1991 riportata nelle prime pagine de La Frantumaglia.

Io credo che i libri non abbiano alcun bisogno degli autori, una volta che siano stati scritti. Se hanno qualcosa da raccontare, troveranno presto o tardi lettori; se no, no. Esempi ce ne sono abbastanza. Amo molto quei misteriosissimi volumi d’epoca antica e moderna che non hanno un autore certo ma hanno avuto e hanno una loro vita intensa. Mi sembrano una sorta di portento notturno, come quando da piccola aspettavo i doni della Befana, andavo a letto agitatissima e la mattina mi svegliavo e i doni c’erano, ma la Befana nessuno l’aveva vista. I miracoli veri sono quelli che nessuno saprà mai chi li ha fatti, che siano i piccolissimi miracoli degli spiriti segreti della casa o i grandi miracoli che lasciano veramente a bocca aperta. Mi è rimasta questa voglia infantile di meraviglie piccole o grandi, ci credo ancora.