Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

L'amica geniale di Elena Ferrante, la scrittrice fantasma

Testata: duerighe.com
Data: 24 novembre 2011

E’ uscito il 26 ottobre  il nuovo libro di Elena Ferrante: L’amica geniale. Intorno all’autrice aleggia il sacro mistero dell’anonimato perché scrive sotto pseudonimo e nessuno sa chi sia. E’ sicuramente originaria di Napoli, scrive solo per la casa editrice “ edizioni E/O”. Qualcuno sostiene,invece, che non esista e che  a scrivere i romanzi sia  Domenico Starnone scrittore napoletano. Di fatto intorno ai libri pubblicati finora, L’amore molesto e I giorni dell’abbandono diventati dei film, La figlia oscura e la Frantumaglia si scopre di volta in volta una letteratura intensa, misteriosa, autobiografica, che descrive minuziosamente profili femminili. Dalla prima pubblicazione de L’amore molesto, 10 marzo 1995, dove  a partire da un enigma rappresentato dalla morte per affogamento di  Amalia si scava nel torbido rapporto tra madre e figlia con crudeltà, passione, nostalgia struggente, si arriva al nuovo romanzo  L’amica geniale, uscito dopo  4 anni di silenzio dall’ultima pubblicazione, La spiaggia di notte. Questa volta la  storia è incentrata sul rapporto  intenso tra due amiche Raffaella(Lina-Lila) Cerullo ed Elena Greco, ripercorre  il periodo  che va dell’infanzia fino all’ adolescenza.
Il romanzo, sempre per rimanere sui temi cari all’autrice, inizia con la  scomparsa di Lila, sessantaseienne signora torinese, che fa sparire ogni traccia della sua esistenza: certificati di nascita, contratti telefonici, ricevute di bollette, fotografie. La necessità è quella di  “ cancellare tutta la vita che si era lasciata alle spalle”. “ Sono almeno tre decenni che mi dice che vuole sparire senza lasciare traccia, e solo io so bene cosa vuol dire- riflette l’io narrante-“ comincia da questa fuga un percorso a ritroso che riporta le due amiche nella miseria della periferia partenopea degli anni cinquanta dove si incontrano fin da  bambine per arrivare fino alla soglia dell’adolescenza. A differenza dei precedenti romanzi, dove la narrazione è incentrata su dense storie private, in questo si procede speditamente verso la rappresentazione dei personaggi arricchendoli di intrecci passionali che, sullo sfondo delineano i mutamenti storici e sociali che la città, i costumi, ed il sentito personale subisce nel corso dei decenni. Senza dover scendere nei dettagli colpisce l’evoluzione dei sentimenti nella  definizione della“ smarginatura”. Il nuovo lavoro tende a sviscerare il rapporto intenso, misterioso, tra le due amiche e spesso sovrappone l’una all’altra, dando sempre l’impressione che le due siano di fatto la necessità di un “unico” rappresentato in modo duale. Altrettanto fascinoso il meta-pensiero che riproduce in modo sistemico il passaggio dalla realtà alla rappresentazione della stessa, cercando nell’istinto umano la consapevolezza e  la forza per decifrarla e non farsi imprigionare dalle ipocrisie che la vita relazionale impone.
 In merito ai dubbi sulla vera identità dell’autrice,qualcuno mi ha raccontato di conoscerla personalmente, c’è da scommettere che sia vero.