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"L'amica geniale" di Elena Ferrante

Testata: DonatellaMigliaccio
Data: 3 dicembre 2011

Ma com’è bello questo romanzo. E’ la prima volta che affronto questa autrice nei cui confronti provavo una quasi immotivata antipatia. Superato questo gap d’immotivazione mi sono tuffata nel romanzo che potrei dire di aver divorato ma non è esatto. Questo non è un libro che si divora nel senso che sei affamata da ciò che leggi, questo è un romanzo in cui si viene immersi con sapienza dall’autrice, alle volte si legge serrando gli occhi come fa Lila quando mette a fuoco un pensiero, altre volte si è lì, in compagnia di tutti i personaggi e se ne vorrebbe fare parte.
La storia è quella dell’amicizia di due ragazze di un rione napoletano che credo essere quello dalle parti di Porta Nolana o tutt’al più dalle parti di Corso Arnaldo Lucci. Qui, in questo quartiere povero di Napoli attorno agli anni ’50, crescono due bambine, una buona una cattiva e tra loro si instaura un forte legame che nel corso negli anni avrà sempre l’andamento di una altalena nel cielo dell’affetto.
Le due protagoniste del racconto sono Lila e Lenuccia ma non sono protagoniste assolute, anzi, protagonisti sono tutti gli abitanti del rione, un pò come nelle opere di De Filippo ed è qui che viene fuori il grande pathos che sprigiona da tutta la narrazione, una sensazione che inumidisce gli occhi di chi Napoli la conosce ed ha vissuto in un quartiere popolare; non può, chi ha vissuto a Napoli in un quartiere popolare non riconoscere certi modi di fare, certi modi di guardare; insomma, si sa che è così, che funzionava proprio così.
Ma un’altra cosa che mi ha molto rapita è la tenacia con cui Lila, a cui è negata l’istruzione, con le sue forze cerca di superare Lenuccia che invece potrà prendere prima la licenza media e poi andare addirittura al liceo (che credo sia il liceo Garibaldi vicino Piazza Carla III). Per questo tema del romanzo il libro dovrebbe essere fatto leggere a tutte le donne meridionali, in particolare alle ragazze di oggi, per ricordare loro com’era la vita fino a poco fa per una donna di un quartiere povero e di come fosse difficile uscire dalla miseria, cambiare il corso delle cose ma non per finta, o solo con i soldi che oggi ci sono domani chissà. C’è proprio un inno alla forza della cultura che ti può elevare ed è per questo che la maestra Oliviero chiede a Lenuccia con disprezzo nei confronti di Lila che si sposerà con il benestante salumiere Stefano a soli sedici anni: “Lo sai cos’è la plebe?”. La plebe è quel suo mondo che seppur voleva cambiare, con poco sforzo, s’accontenta del meno peggio, come Lila; mentre lei, Lenuccia, può, attraverso lo studio, elevarsi culturalmente e migliorare.