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L'amica geniale

Autore: Francesca Pizzuti
Testata: Pagine di Cartapesta
Data: 23 dicembre 2011

Questo è lo scenario dell’ultimo capolavoro di Elena Ferrante: L’amica geniale.

Gli attori sono i cittadini di un rione del napoletano non ben identificato, anonimo, conosciuto forse solo dagli stessi, un luogo generatosi con loro, un’utopia, un non- luogo, un mero spazio contenitore di uomini. Come in un presepe napoletano, chiuso, confinato, si arroccano le case decadenti delle famiglie del luogo: il pasticciere, il calzolaio, il salumiere… Un micromondo di uomini disumanizzati, costretti ad una povertà violenta, alienante, distruttiva di ogni umana speranza. Ed ecco come le sole passioni originarie, pure e bestiali animano il rione mostrandosi nelle loro manifestazioni più estreme… Violenza, rabbia, vendetta, emulazione, sono le linee guida di un’etica vincolata e nutrita da un’aridità esistenziale/intellettuale che confina e ghettizza al di qua delle colonne d’Ercole. La cieca ed inconsapevole accettazione costringe questi uomini, come pesci in un acquario, ad un vivere/condividire totale e totalizzante.

Lila e Lenù sono due bambine, poi adolescenti, protagoniste di una storia bellissima, intensa, di una profonda amicizia mediante la quale il rione prende forma, si anima, mostrandosi addolcito ed umanizzato, esorcizzato, in parte, dei suoi tratti infernali. Personaggi loschi del quartiere assumono, agli occhi delle bimbe, caratteri fiabeschi: l’orco cattivo che mangia i bambini e nasconde i giocattoli nella misteriosa borsa nera, la matrigna malvagia, strabica, claudicante  e minacciosa.

Due ragazze essenzialmente opposte: l’una bella, affascinante, scaltra, aggressiva, semplicemente troppo brillante; l’altra graziosa, dolce, ingenua, remissiva, faticosamente colta ed intelligente; entrambe si rincorrono e si sfidano, maturando e arricchendosi reciprocamente stimolate da uno scontro-confronto costante, unica vera risorsa.

Un’amicizia complessa, a tratti morbosa, che le fortifica e le incoraggia al riscatto, tentando di conciliare, in modo per noi drammaticamente triste, l’animo timidamente romantico di piccole donne allo squallore esistenziale del rione.

Un rapporto colmo di amore e odio, di ammirazione ed invidia, di speranza e sogni condivisi; una dipendenza reciproca, morbosamente  ed intimamente vera.

Un legame intenso che è sentimento autentico, profondo, ma è anche strumento, ausilio, mezzo contro il dolore e lo smarrimento esistenziale.

L’amicizia geniale è nata e consolidata nel tentativo di affrontare il proprio destino: sfuggire ai compromessi, ricusare lo spazio compresso del rione, respirare, pensare, scegliere… Vivere! Temi storicamente e filosoficamente pregnanti si susseguono ed intrecciano con sentimenti e vissuti semplicemente umani, con sobria ma struggente eleganza narrativa, degna di una scrittrice del calibro di Elena Ferrante.