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L'eco dei lettori. L'amica geniale

Testata: paperblog
Data: 25 gennaio 2012

L’amica geniale è l’ultimo romanzo di Elena Ferrante, abile e misteriosa scrittrice – dicono scriva sotto pseudonimo – capace di scavare a fondo nelle anime dei suoi personaggi e di tratteggiarne i caratteri con precisione finemente psicologica.
In questo libro – il primo di una serie – si narra della strana amicizia che lega due bambine, Elena e Lila, nate e cresciute in un misero quartiere della periferia napoletana.
La storia inizia negli anni cinquanta, mentre le protagoniste frequentano la scuola elementare, e si dipana per circa dieci anni: in questo lasso di tempo le bambine cambiano profondamente, segnate dai fatti della loro storia personale, dalla miseria e dalla povertà (anche culturale) in cui vivono, dall’ambiente violento del rione, ma soprattutto dalla loro amicizia. Inizialmente Elena, bimba graziosa e studiosa, è affascinata da Lila, piccola, sporca, dura come il vetro, scaltra più di un adulto: la segue in tutto, come un’ombra, in attesa di un gesto, di un’attenzione. Lila la mette alla prova e, una volta superatala, le due diventano inseparabili. Lila protegge Elena, Elena adora Lila. Fino al punto di continuare gli studi per amor suo, potremmo dire al posto suo, che – pur avendo un’intelligenza superiore – è ostacolata dalla famiglia nel suo desiderio di studiare. Elena si iscrive alle scuole medie, e poi al ginnasio. Lila resta a casa a lavorare nella bottega di famiglia, ma prende in biblioteca i libri e impara il greco prima di lei. La interroga, la sprona quando crede di non farcela: “tu sei la mia amica geniale”, le dice. Ciò che Lila apprende come per caso, attraverso il genio, Elena lo ottiene con fatica e caparbietà.

L’autrice regala uno spaccato spietato, ma ricco di vitalità e in qualche modo di rude tenerezza, del mondo in cui le due protagoniste vivono, offrendo loro in qualche modo una sorta di “redenzione” che passa attraverso lo studio e la conoscenza.
Quando sono arrivata all’ultima pagina, ho provato un reale dispiacere: non volevo che la storia finisse. E infatti non finisce, perché tra pochi mesi arriveranno altri libri a raccontare il seguito delle vite di Elena e Lila.
Non vedo l’ora.