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L'amica geniale

Autore: Caterina Morgantini
Testata: Mangialibri
Data: 27 febbraio 2012

Elena (Lenù per i vicini) e Raffaella (Lila, ma solo per Elena) si conoscono in prima elementare: Lenù è brava e buona, tutta riccioli biondi e ubbidienza; Lila è secca, scura, cattiva, e alla maestra Oliviero fa vedere i sorci verdi. A sei anni, senza conoscere ancora bene il significato della parola "amicizia" ma sapendo già compitare "fedeltà", si prendono per mano nel cuore di una Napoli appena riemersa dall'apnea della guerra: le loro famiglie vivono in uno dei tanti rioni di stretti, scuri vicoli arrampicati lungo salite improbabili, con i cortili battuti dal vento bruciante della diceria. Ad unirle c'è un affetto sincero e complicato, perché Elena vorrebbe essere come Lila, forte e coraggiosa: la segue nelle scoperte, la osserva in azione, si allontana da lei per poi tornarle vicino attratta come un magnete. A dividerle, almeno in superficie, penserà la vita stessa, o quel surrogato noioso e strambo chiamato scuola, amata/odiata da tutti i bambini: Elena andrà alle medie, poi al ginnasio, mentre Lila, figlia di calzolaio, si troverà a dividere le proprie giornate tra dizionari di grammatica greca presi in prestito (per non restare mai indietro, per non farsi risucchiare dal vortice dell'ignoranza) e scarpe pensate per diventare ricchi. Fuori, però, dall'edificio di libri e lezioni da mandare a memoria, Elena e Lila continueranno a cercarsi, camminando fianco a fianco fino ad arrivare alle soglie dell'adolescenza: tempo di brufoli, scombussolamenti interiori, fidanzamenti improbabili, scambiandosi confidenze ed astrusi progetti per il futuro, imparando insieme la difficile arte di esser donne. Intanto, oltre il cerchio prezioso di un'amicizia solida e sospirata, oltre il quartiere dove le madri si fanno la guerra a colpi di male parole e gli uomini, padri e fratelli, si fanno grossi con macchine e petardi, l'Italia cambia volto, perdendo a poco a poco il gusto per l'innocenza...
"Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori". Così afferma Elena Greco, voce narrante de L'amica geniale, ultimo lavoro in ordine di pubblicazione per la scrittrice Elena Ferrante: di cui nulla o poco si sa, riservata e gelosa del proprio anonimato fatta eccezione per una bravura di cui si è subito assuefatti. Eppure, di quell'infanzia disseminata di vetri rotti e prove di coraggio, di precoci amori consumati alla brace della povertà, siamo tutti subito nostalgici, avidi: la Ferrante ci catapulta a piè pari nella Napoli sgarrupata del secondo dopoguerra, e non possiamo tapparci le orecchie, chiuderci gli occhi, né turarci il naso, perché gli odori, i rumori, i sapori di un passato color seppia sono pronti ad impregnarci vestiti e memoria. Chi è, a conti fatti, l'amica geniale tra la studiosa Elena, destinata a crescere dietro i banchi, e la perspicace Raffaella, ad ogni nuovo giro di luna rapita da una diversa passione? Non conta, qui, la risposta: alla Ferrante importa solo raccontare la storia di un'amicizia speciale fatta di corse, arresti, sorpassi e briciole d'invidia. Crescono, le bambine Lenù e Lila, crescono i loro amici Ada, Carmela, Stefano, Pasquale, mentre attorno la grande piovra di Napoli allunga i suoi tentacoli cambiando aspetto e sostanza. Cose e persone, in questo romanzo che respira aprendosi agli sguardi, alle prospettive, attraversano le foreste del tempo uscendone cresciuti, cambiati, induriti, incontrandosi però sempre ad un nuovo incrocio, che sia un cambio di potere al vertice del Paese o l'esplosione del boom economico. E tutto questo, le minute, paradossali vicende del rione, così come lo sfondo naturale dei grandi eventi nazionali, è raccontato dalla Ferrante con una lingua che, semplicemente, è compatta, solida, lucente: un marciapiede bagnato ed illuminato dal sole su cui, per fortuna, non si scivola mai sulle bucce di ridicoli dialettismi. L'amica geniale non ha macchie e neppure macchiette, solo voci diventate fantasmi, fogli di carta trasformati in ostie, e la possente malia dei romanzi destinati, come l'arte del racconto, a non finire mai.