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"L'uomo di fiducia" di Melville e lo sgretolamento dell'ottimismo nella società capitalistica

Autore: Laura Eduati
Testata: Huffington Post
Data: 18 marzo 2014

Possiamo davvero fidarci di quello che scrivono i giornali? E quella crema snellente mantiene le promesse della pubblicità? O anche: l'educatrice dell'asilo nido di mio figlio è una ragazza che prende seriamente il proprio lavoro?

La verità è che riporre fiducia diventa spesso un atto automatico. Se non fosse così, dovremmo abbandonare le nostre occupazioni quotidiane per dedicarci quasi esclusivamente alla ricerca della possibile truffa: ci metteremmo anni a verificare quale compagnia telefonica è realmente onesta, quale medico è quello giusto per le nostre malattie e quale politico non nasconda interessi personali ancora sconosciuti al pubblico.

Herman Melville ne "L'uomo di fiducia" inscena addirittura un dubbio peggiore quando sceglie di travestire il protagonista (bianco) da mendicante nero e sciancato. La visione dello storpio suscita naturalmente compassione e così gli ignari passeggeri del battello che solca il Mississipi lo inondano di monetine finché un uomo nella folla avverte: "Guardate che è un impostore" suscitando diverse reazioni: un pastore protestante difende la bontà del nero che chiede l'elemosina, qualcun altro si allontana perché si sente preso in giro dallo straccione, un uomo (uno solo, guarda caso) invece andrà in giro per il battello alla ricerca di un viaggiatore abituale che possa confermare o smentire la reale identità del mendicante. Quel passeggero esiste ma è lo stesso che fino a qualche minuto prima vestiva i panni del nero, e che abbindola per la seconda volta l'uomo di buona volontà strappandogli qualche soldo per un inesistente orfanotrofio.

"L'uomo di fiducia" (edizioni e/o, traduzione del grande americanista Sergio Perosa, euro 16), non è un romanzo, ma come tutta l'opera di Melville è una parabola allegorica delle vicende umane. Agli imbarcati sul battello "Fidèle" l'autore di Moby Dick vorrebbe dimostrare quanto siano sciocchi l'ottimismo e la fiducia nel popolo americano che alimentavano e alimentano ancora oggi la potenza immaginifica degli Stati Uniti.

E allora a quei viaggiatori manda un impostore a tendere tranelli, uno dopo l'altro, ingaggiando dialoghi filosofici che mostrano quanto sia debole il confine tra fiducia e sfiducia. A chi si chiede quale sia il beneficio che quest'uomo dalle malevoli intenzioni possa ricavare dal mettere in difficoltà i suoi compagni di viaggio, Melville regala una delle massime più nichiliste di sempre: "Pensate che il denaro sia l'unico motivo che spinge a infliggere dolore, imposture e cattiverie in questo mondo. Ma quanti soldi ha guadagnato il diavolo nella seduzione di Eva?".

Per alcuni critici "L'uomo di fiducia" è il martello con il quale Melville avrebbe voluto sgretolare l'occidentale fiducia nella società capitalistica in tutte le sue forme, compresa la 'stampa libera' alla quale dedica una pagina che ricorda molto da vicino l'attuale e generalizzata sfiducia nei confronti dei media, della politica, persino della scienza come nel caso Stamina, o nel ricorso continuo al sospetto, alle teorie del complotto, ai fili dei manovratori (e, se non facesse ridere, alle scie chimiche).

L'ottimista società americana non è quella che sperimentiamo di questi tempi, anzi, è perfettamente il contrario. E molto più complicato, perché i passeggeri del battello hanno smesso, è vero, di credere nelle virtù marmoree delle istituzioni e nelle parole dei grandi giornali, ma hanno cominciato a seguire con cieca credulità le pozioni magiche, le notizie lanciate nel web senza verifica, i menestrelli che diventano politici, senza andare a fondo delle loro contraddizioni.