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Così Melville distrugge il sogno americano

Autore: Wanda Valli
Testata: RSera
Data: 24 aprile 2014

Incipit. «Un primo aprile al levar del sole, sul molo della città di St Louis fece improvvisamente la sua comparsa, come Manco Capac sul lago Titicaca, un uomo con un vestito color panna. Aveva la carnagione chiara, una leggera peluria sul mento, i capelli biondicci e portava un cappello di pelliccia bianco, dal pelo lungo e velloso. Non aveva né bauli né valigie, sacchi da viaggio o pacchi. Non era seguito da facchini. Non lo accompagnavano amici. Dalle scrollate di spalle, dai risolini, dai mormorii di meraviglia della gente, era chiaro che si trattava di un forestiero, nel senso più completo del termine ».

Trama. Un confidence man è un uomo di cui ti puoi fidare e a cui puoi affidarti, ma che può essere, o meglio trasformarsi, in un truffatore. È in questo piccolo rebus linguistico, una delle chiavi, anzi forse la prima chiave di lettura, di L'uomo di fiducia, romanzo tra i più complessi di Herman Melville. L'uomo di fiducia è la figura misteriosa che si imbarca che sul Fidèle, battello che naviga lungo il Mississipi, in direzione di New Orleans. Nessuno lo conosce, nessuno riesce a intuire chi sia, che cosa faccia. Lui, nel lungo viaggio, si rivelerà più volte a molti passeggeri con un volto diverso ma sempre con lo stesso animo, quello di un truffatore che, giocando con la fiducia degli altri, li inganna. A suo unico e esclusivo vantaggio. E piacere. L'idea che sottolinea Melville sembra essere una: il male trionfa sempre. Lui sceglie di raccontarla in un romanzo ambientato nel suo Paese, gli Stati Uniti, fondati sull'idea opposta: il bene può farcela, sempre. È un Melville complicato, determinato a sconfiggere, inganno dopo inganno, l'idea del "sogno americano", un Melville quasi astioso, spesso compiaciuto del successo maligno del suo confidence man, che non è mai pago. Mai umano, mai in sintonia, sempre in distonia con i malcapitati compagni di viaggio.

Stile. È un Melville da scoprire, non certo facile, neppure rapido da leggere. Prima, occorre fare un salto indietro, per provare a capire il momento in cui l'autore di Moby Dick decide di cambiare passo, di cambiare toni, soprattutto di mettere al centro non un anti-eroe, ma un non-eroe per scelta. Che non si pentirà, che non tornerà a essere "un uomo di fiducia", perché mai ha pensato di diventarlo. Per lui, per il protagonista, la fiducia carpita agli altri in buona fede è la prima truffa riuscita. Lo stile risente di questa linea di confine tra il Melville classico e il Melville deciso a rivoluzionarsi, a stupire i lettori e, in primis, se stesso, con la satira.

Pregi e difetti. Di Melville non si può elencare che cosa piace o che cosa no, se mai suggerire ai suoi più fedeli lettori di non smarrirsi se non lo ritrovano subito, di lasciarsi guidare da chi, come Sergio Perosa, autore della traduzione e della preziosa postfazione, lo ha studiato a lungo.