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L'innocenza delle caramelle di Tennessee Williams

Autore: Erminio Fischetti
Testata: Fuori le Mura
Data: 16 giugno 2014

Le mitiche edizioni e/o ripropongono in unico volume due raccolte di racconti dell’altrettanto mitico Tennessee Williams. Lui, però, è ricordato per le sue opere teatrali e soprattutto per le versioni cinematografiche che da esse sono state tratte. Un tram che si chiama desiderio, La gatta sul tetto che scotta, Improvvisamente l’estate scorsa, La rosa tatuata, Lo zoo di vetro, La dolce ala della giovinezza sono tutti must del cinema classico scritti da lui. Attori come Marlon Brando, Geraldine Page, Elizabeth Taylor, Paul Newman, Karl Malden, Katharine Hepburn, Vivien Leigh, Anna Magnani gli devono parecchie nomination agli Oscar e una carriera o quasi. Williams ha tessuto il racconto di un Sud atavico, violento, represso attraverso la figura di omosessuali latenti, donne frustrate e crudeli, castranti e represse attraverso l’umidità appiccicosa di luoghi dove la noia regnava sovrana, la solitudine e l’ignoranza non lasciava spazio. Permeano del respiro della vita vera con tutti gli squallidi riferimenti le opere di Tennessee Williams perché la vita veniva messa in secondo piano nella società da lui descritta a favore delle convenzioni. Personaggi meschini, logorati e logoranti erano la sua fauna di creatore letterario, di leggendario drammaturgo.

Nella serie di racconti proposti ne L’innocenza delle caramelle, pubblicato lo scorso 26 marzo in occasione del compleanno dell’autore (nato nel 1911 e deceduto nel 1983), tutti scritti fra gli anni Quaranta e Cinquanta, si nasconde la stessa umana disperazione raccontata sul palcoscenico, ma nella rappresentazione della pagina scritta tutto sembra ancora più estremo, più crudele nell’echeggiare dei suoi temi e dei suoi toni. Stupri, cannibalismo, morte.

La scrittura è ovviamente corposa non solo per quanto riguarda la tipologia di storia, ma anche per la costruzione del fraseggio, nella forza che lascia senza fiato il lettore. Certa critica scrive che Tennessee Williams è un autore che è invecchiato male nel suo linguaggio. Non è assolutamente vero, lo dimostrano tutte queste vicende in punta di penna capaci ancora di far rabbrividire sulla crudeltà della natura umana, spesso soprattutto capace di fare del male soprattutto a se stessa prima che agli altri. Williams si chiede perché tutto questo dolore debba essere necessario, perché il mondo resta impantanato. Il monito è che è necessario andare avanti, alla fin fine ci dice. Ascoltiamolo. Leggiamolo.