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Chi ha paura di Pulcinella? Il primo romanzo noir sulla maschera napoletana

Autore: Enza Angela Massaro
Testata: autori.fanpage.it
Data: 1 settembre 2014

Un giallo noir che rieccheggia una Napoli nelle sue sfumature esistenzialiste. Un libro che racconta un'atavica fame di giustizia. Massimo Torre è al suo primo romanzo dal titolo “Chi ha paura di Pulcinella?” (casa editrice e/originals) nato a Napoli, vive a lavora a Roma e lavora come sceneggiatore. In occasione della prima presentazione ufficiale del libro, svoltasi a Roma, con l'intervento del regista Salvatore Piscicelli e l'attrice Monica Dugo, ho avuto modo di intervistarlo e di capire il motivo del suo romanzo, apocalittico e grottesco nelle sue linee guida. Massimo, com'è nato il romanzo? L'idea del romanzo è nata in treno, quando sono in viaggio mi vengono, spesso, in mente delle cose da scrivere. Ho una storia legata a Pulcinella, sin da quando avevo 18 anni mi occupavo di questa “maschera”, grazie a mio padre che è un editore, ho avuto modo di studiare ed elaborare un'opera omnia di Petito, che è stato l'ultimo Pulcinella conosciuto a Napoli, già descritto come evoluto e non servo, con la voglia di ironizzare il ricco nella sua stoltezza. Ho pensato a come fosse sparito dall'immaginario collettivo questo personaggio, e a come rappresentasse la Napoli, o meglio la “napolitudine”di una città che tuttora mi mette un senso di malinconia quando la visito e vorrei fosse diversa. Così nella mia mente, ho iniziato a costruire il “mio” Pulcinella come un personaggio atipico, sui generis; è un tuttofare che fa il maestro d' arti marziali fino all'hacker esperto che sa come prevedere le mosse dei suoi nemici. Si muove scattante tra i sotterranei e i luoghi aperti della città, emblema di un uomo comune che si antepone al senso ordinario delle cose, quando diventa giustiziere e sfida, sbeffeggiando la camorra. Ambientato nel rione della Sanità, l'unico luogo estromesso dalle vie della città di Napoli, dove a farne da padrone è il clan degli Sparaco, lo scenario si snoda su di un microcosmo variegato. Si trovano degli aspetti realistici che prendono vita su carta quando si racconta di alleanze criminali, prostituzione, traffici illegali da parte di multinazionali sulla contraffazione di farmaci. Il tutto è arricchito dalla stravagante figura di Pulcinella che va in piena controtendenza. Perché hai deciso di ambientarlo nel rione Sanità? Non conoscevo bene l'ambiente, pur avendo a disposizione delle storie narrate in famiglia che mi hanno dato del materiale su cui poter lavorare. Come uno straniero ho deciso di viaggiare nel rione, come uno straniero che per la prima volta visita la città e tutte le ambientazioni sono state riportate fedelmente nel libro. Ho deciso inoltre di dare molto spazio ai sotterranei di Napoli e così, aiutato da mio padre con una cartografia, ho iniziato a delineare il percorso ipotetico che Pulcinella avrebbe potuto fare per nascondersi dai suoi nemici e ritrovare un luogo-rifugio. Mi piaceva l'idea di Pulcinella che si muovesse dal “di-dentro”, come nell'inconscio, e come una sorta di Batman diventasse l'eroe invisibile, che aiuta la popolazione e non chiede nulla in cambio. Un aspetto che ti piace maggiormente del personaggio da te descritto? Pulcinella quando combatte i camorristi allude alla fame, che non esprime il bisogno di nutrimento, ma di giustizia. La sua rielaborazione moderna è proprio questa, è un combattente che scredita il potere, soprattutto con la satira. Perché questo titolo? Il titolo vuole indurre alla riflessione:”Chi ha paura di Pulcinella?” è una metafora che apre uno squarcio sulla città di Napoli, dove il protagonista del romanzo si configura con la città stessa e quindi vuol dire essenzialmente “chi ha paura di Napoli?” Cosa hai provato quando hai iniziato a scrivere il romanzo? Quando si è materializzata l'idea, ho avuto come una sorta di “illuminazione”, cioè sapevo che dal momento in cui avrei cominciato a scrivere il romanzo, non mi sarei più fermato. Si tratta di un giallo noir, infatti, penso che i colori che lo rappresentino siano proprio questi. Il giallo che va in contrasto con il nero, come il caldo assolato della città che si assopisce con il freddo dei sotterranei. C'è una storia d'amore nel romanzo? Si tratta di un legame che nasce, con il tempo, tra Pulcinella ed una donna presa di mira dal capoclan. Lei è veemente, forte ed impavida, e proprio perché è sprezzante del pericolo, lui se ne preoccupa ed disposto a tutto pur di difenderla. L'amore è la variabile impazzita del suo ordine precostituito. Hai già in mente di continuare la storia con un seguito? Si, infatti ho deciso di scrivere una serie e già sto lavorando al secondo libro. Le prossime uscite saranno: Uccidete Pulcinella. La giustizia di Pulcinella, Pulcinella sotto terra. Potrebbe essere fatto un riadattamento teatrale del tuo romanzo? Credo di si, per il semplice fatto che l'ambientazione dello stesso è circoscritta ad un microcosmo napoletano, senza avere la pretesa di rappresentarlo in maniera organica, ma almeno di coglierne l'essenza. Quanto c'è di te nella figura di Pulcinella? Poco, nel senso che lui sa fare tante cose che io non saprei fare, ma esprime sicuramente il mio senso di giustizia. Il messaggio del libro è di combattere in maniera assidua contro la prepotenza. Cosa ti aspetti dai tuoi lettori? Che possano leggere soprattutto il romanzo “tra le righe”.