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Dio non è morto: va in analisi da Freud

Autore: Enrica Brocardo
Testata: Vanity Fair
Data: 24 settembre 2008

Eric-emmanuel Schmitt, l’autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, torna nelle librerie italiane con un romanzo che racconta l’incontro tra il padre della psicanalisi e l’onnipotente

Provate a immaginare come nasce Il visitatore (E/O, pagg. 129, € 15), dramma sull’incontro metafisico tra Freud e uno sconosciuto che la sa abbastanza lunga da poter essere Dio, che E/O pubblica oggi in Italia, a 15 anni dalla sua uscita in Francia. Provate a immaginare dove il suo autore, Eric-Emmanuel Schmitt, scovò l’idea per scrivere uno dei suoi testi teatrali contemporanei di maggior successo, tradotto in 15 lingue e rappresentato in 25 Paesi. Provate pure tanto non indovinerete. Se molto nella vita di Eric-emmanuel Schmitt, nato in Francia nel 1960, ha un’aura di esotismo (musicista e docente di Filosofia, dice di aver iniziato a scrivere contro la sua volontà: «Sento le voci dei personaggi nella mia testa. Il libro è già pronto, devo solo trascriverlo»), una delle sue opere più note (l’altra è Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, diventato un film con Omar Sharif) è nata nel modo più «casalingo» possibile. «Davanti al televisore di casa», racconta con la stessa espressione estasiata che manterrà per tutto il tempo dell’intervista.

In che senso?
«Stavo guardando il telegiornale alle otto di sera come al solito. E, come al solito, le notizie erano terribili: guerre, catastrofi, malattie. Quella sera però, mi sentii disperato come mai prima. E pensai che se Dio stava guardando la Tv, anche lui doveva essere depresso».

A Freud come ci è arrivato?
«Ebbi come una visione: Dio era sdraiato sul suo lettino. Pensai che nessuno dei due credeva nell’altro e che un confronto fra loro era perfetto per trasformare in pièce teatrale la domanda: “Com’è possibile credere in Dio dopo aver assistito a tutto il male del ’900?”».

Lei una risposta ce l’ha?
«Quello che mi interessa sono le domande. Perché tutti gli uomini condividono le stesse. Le domande ci affratellano, mentre tutte le risposte ci dividono».

Lei, però, in Dio ci crede.
«Per molti secoli avere fede è stato un pregiudizio. Ai nostri giorni, invece è l’ateismo il nuovo pregiudizio. Quando studiavo all’Università, alla Sorbona, tutti i miei professori dicevano le stesse cose: Dio è morto e la religione sta agonizzando. Entrambe le affermazioni sono false».

Mi dica come la pensa lei.
«La religione è in ottima salute e, infatti, sono tantissime le persone che vivono seguendo la regola della fede. E Dio non è morto, perché la domanda sull’esistenza di Dio è nella mente di tutti gli uomini. E il minimo sindacale di Dio è proprio il dubbio se Dio esista».