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«Pulcinella, un supereroe per Napoli»

Autore: Ugo Cundari
Testata: Il Mattino
Data: 13 settembre 2014

Massimo Torre autore di una serie di gialli, protagonista la celebre maschera partenopea

Al secolo Puccio d'Aniello, nome d'arte Pulcinella. Tutto ci si poteva aspettare dalla letteratura intorno alla sua figura, ma non che un giorno sarebbe diventato il super eroe in una serie di gialli ambientati, ovviamente, a Napoli.
L'idea è venuta a Massimo Torre, figlio dell'editore Luca Torre, sceneggiatore di film e serie di successo tra le quali «Don Matteo» e «Capri», che alla sua prima prova narrativa ha dato il titolo di Chi ha paura di Pulcinella? (edizioni e/o, pp. 224, euro 15), da qualche giorno in libreria. L'idea è di una serie di avventure con protagonista la maschera partenopea, le prossime uscite già previste saranno poi intitolate Uccidete Pulcinella, La giustizia di Pulcinella, Pulcinella sotto terra.

Torre, ma come le è venuta l'idea di far rivivere Pulcinella in questa chiave?

«Sono nato a Napoli ma vivo a Roma da anni, in uno dei tanti viaggi di ritorno verso casa quelle tinte chiaro scure della mia città che sempre mi porto dietro mi hanno colpito in maniera particolare. Mi sentivo addosso gli umori di una città che vive la sua ennesima crisi e mi è venuto spontaneo pensare a Pulcinella come a una sorta di salvatore. E poi Pulcinella me lo porto dentro da sempre, forse non aspettava altro che uscire fuori».

È un appassionato di letteratura pulcinellesca?

«A vent'anni, quando ero studente, lavoravo per mio padre come correttore di bozze, e tra i lavori di cui mi occupai ci fu Tutto Petito che seguii passo passo perché all'epoca in tipografia si usava ancora il piombo. Si vede che da allora Pulcinella non mi ha mai abbandonato».

E così Pulcinella è diventato quasi un giustiziere, uno che ripara i torti subiti dai napoletani.

«Napoli non ha bisogno di giustizieri ma di giustizia. Il mio Pulcinella non è affatto un vendicatore, più che altro un super eroe che però non ha superpoteri ma super abilità. Ha un fisico atletico e, quando è necessario, in un paio di mosse stende facilmente un paio di energumeni. Rispetto al Pulcinella di Petito è meno goffo, non è sempre affamato, è socialmente attivo e si batte contro la prepotenza dei ricchi e dei potenti. Ecco, semplicemente l'ho reso contemporaneo.

Molto contemporaneo. Il suo Pulcinella si muove molto bene tra i social network e sembra esperto di comunicazione.

«Già, maneggia con disinvoltura i telefonini e pochi giorni dopo essersi insediato nel quartiere sotto una falsa identità subito mette in rete il suo sito, www.lagiustiziadipulcinella.it. Però, quando parla, la sua lingua è quella antica e come da tradizione prende in giro tutti e ha un debole per le donne».

Pulcinella non è uno stereotipo di una vecchia Napoli che non ha più niente di nuovo da dire?

«Negare le proprie radici è da perdenti, la nostra è una storia antica e importante. Certo, ero consapevole che un archetipo come la nostra maschera per eccellenza potesse trasformarsi in stereotipo, e spesso in altri contesti è accaduto, ma per me Pulcinella è un protagonista ormai assente da troppo tempo dalle nostre strade, e può ridarci l'orgoglio di un tempo e anche la forza di reagire».

Oltre che contro i ricchi e potenti, il suo Pulcinella reagisce soprattutto contro le ingiustizie commesse dai camorristi.

«E devo dire che sono anche particolarmente violenti e spietati. Fin dal primo episodio, ambientato per lo più alla Sanità, il clan degli Sparaco non guarda in faccia a nessuno. Violenta, schiavizza, uccide e sfrutta senza pietà. Sfortunatamente per i suoi affiliati, però, sulla sua strada incontrerà Pulcinella».

In che tipo di città si muove il suo Pulcinella?

«Nei suoi sotterranei, e non a caso, perché è come se si muovesse nell'inconscio della città, mentre sopra ci sono molti uomini che si organizzano per fare del male al prossimo. Il paradosso è che insieme al Pulcinella supereroe ci sono tantissime persone che, per la vita normale che vogliono fare a tutti i costi, sono dei veri grandi eroi. In questo senso la mia Napoli è piena di persone belle».