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Rom, ronde e rancori

Autore: Daniele Castellani Perelli
Testata: L'Espresso
Data: 3 ottobre 2014

«Rovistano tra i rifiuti nelle nostre strade, i loro bambini crescono in luridi scantinati e poi vengono spediti nelle strade a fare soldi nel commercio di strada». Non si sta parlando di rom. No, queste frasi sono tratte da un articolo del "New York Times" del 5 marzo 1882. E sono dedicate agli italiani d'America. Quando i rom eravamo noi. Amara Lakhous usa questa citazione come epigrafe del suo nuovo romanzo, "La zingarata della verginella di via Ormea" (e/o,pp.156,€16).
Lakhous, nato ad Algeri nel 1970, è fuggito in Italia all'età di 25 anni. L'autore di "Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio" nei suoi due ultimi libri si era occupato di mafia dell'Est e di immigrati musulmani. Qui si dedica invece al rapporto tra gli italiani e quella che è l'etnia più detestata nel Belpaese: i rom. Lo fa con una storia metà commedia all'italiana e metà giallo, raccontata a due voci e ambientata in una Torino multietnica in cui il giornalista Enzo Laganà indaga su un caso di stupro ai danni della 15enne Virginia, con tanto di ronde, un incendio al campo rom, una donna misteriosa. E un colpo di scena finale che spinge a riflettere sul perché tendiamo a odiare di più chi ruba un portafoglio rispetto a chi ruba miliardi. L'ironia di Lakhous non risparmia né l'amico musulmano musicista né la nonna cattolica di Virginia. Punge i media italiani, ma affronta anche problematiche delicate della comunità rom come l'uso, o abuso, dei bambini per chiedere l'elemosina. Evitando i rischi del buonismo.