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Vetrina. Treni strettamente sorvegliati

Autore: Mariangela Sapere
Testata: Scene contemporanee
Data: 27 ottobre 2014

Il giovane Miloš diventa adulto nel corso di una notte, nel romanzo breve e agrodolce di Bohumil Hrabal.

 

Pubblicato in patria nel 1965, uscito in Italia per Edizioni e/o nel 1982, Treni strettamente sorvegliati, romanzo breve di Bohumil Hrabal, torna alle stampe nella Collana Praghese della stessa casa editrice.

Miloš, protagonista e narratore, è un giovane apprendista ferroviere. Il suo mondo ruota attorno a una piccola stazione della Boemia, attraversata da convogli di ogni tipo, tra cui quelli strettamente sorvegliati dei tedeschi, che si spostano al fronte. Tre mesi prima rispetto al tempo della narrazione, Miloš si è tagliato le vene, «come senza motivo», dice, in realtà per la scoperta di non essere uomo abbastanza nel primo tentativo di fare sesso con Màša. La stazioncina, che si trova di fatto in mezzo alle bombe, è abitata da personaggi singolari. Il capostazione, che alleva colombi trattandoli come figli, viene introdotto così: «pesava quasi un quintale, ma le donne dicevano che ballava con incredibile leggerezza». Un uomo che per sfogare la rabbia si reca al piano di sopra e la grida al lucernario, per poi tornarsene di sotto tranquillo e felice. Oppure il capomanovra Hubička, idolo di Miloš, che in una notte noiosa ha stampato i timbri delle ferrovie sul sedere della telegrafista. Ma è un’altra notte quella che scorre nelle pagine del libro, in cui succedono cose, passano treni, e il giovane apprendista impara ad essere uomo, in maniera definitiva.

Miloš ha un linguaggio semplice che rispecchia fedelmente il suo essere interiore. Guarda con gli stessi occhi le brutture e le bellezze del mondo, riportandole con il medesimo tono candido e ingenuo. Il mondo è il luogo in cui suo padre ha dovuto estrarre la testa del nonno - morto tentando di fermare i tedeschi con l’ipnosi - dai cingoli di un carrarmato. Un mondo in cui vagonate di feriti passano sui binari, ma il callo alle tragedie umane lo rende più empatico verso il dolore degli animali trasportati sui carri merci.

Hrabal, pur essendo uno dei maggiori scrittori cechi, quasi mai viene annoverato tra i classici, figurando spesso nella sezione degli “outsider”. La sua scrittura viene definita surreale. Dovendo cercare una definizione, forse calza meglio il termine “naïf”.  I surrealisti trasfiguravano la realtà senza negarla; Hrabal, invece, ha la capacità convincere il lettore che sta descrivendo la realtà così com’è, attraverso i personaggi, il linguaggio, l’ironia “praghese”, le situazioni, che colloca con naturalezza in contesti che non trasfigurano, semplicemente figurano una realtà che ci piace credere tale nei suoi elementi positivi, e che sembra molto più accettabile in quelli negativi.

http://www.scenecontemporanee.it/libri/vetrina-treni-strettamente-sorvegliati-1406