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Se Elena Ferrante è il male

Autore: Giuseppina Dota
Testata: Foggia città aperta
Data: 9 marzo 2015

Dal blog Libridintorno di Giuseppina Dota   Questa volta ci occupiamo di un meccanismo, e di un po’ di chiacchiera dai salotti dell’editoria, più che di un libro specifico: può sembrare materia per addetti ai lavori, e invece non è affatto così, perché quei salotti sono sensibilissimi a ciò che a noi lettori piace leggere. Sì, spesso provano a forzarci la mano, ma altrettanto spesso devono solo prender atto che qualcosa ci piace e l’offerta deve adeguarsi di conseguenza. Il titolo è una domanda, cari lettori, perché esprime una mia perplessità che è venuta fuori osservando la scena letteraria delle ultime settimane. Chi di voi avesse una risposta, una idea di risposta, una opinione a corredo o a sfavore di questa similitudine, mi faccia sapere.

CANDIDATA ALLO STREGA. Il caso è questo: negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità di candidare allo Strega, probabilmente il più ambito premio letterario italiano per la narrativa “non di genere”, il libro “Storia della bambina perduta”, quarto e ultimo episodio della saga “L’amica geniale” firmata da Elena Ferrante. Elena Ferrante forse non esiste, nel senso che l’idea diffusa da venti anni a questa parte è che sia un nome di fantasia che cela qualcuno che preferisce continuare a non apparire. Questo comportamento, così dissimile dalla umana vanità che fa parte del carattere di quelli che vogliono lasciare una traccia di sé, ha suscitato sempre grande curiosità e ha fatto nascere varie leggende. La Ferrante è un uomo, già scrittore affermato per altri versi, la Ferrante è un/una bravo/a editor che non vuole svelare di quali autori per cui lavora sia più bravo, la Ferrante è una traduttrice ben sposata nell’ambiente letterario. Sono venti anni che il giudizio unanime è sempre stato che la Ferrante scrive magnificamente, un felice connubio tra una scrittura veramente interessante e non banale con una capacità espressiva che affascina anche i non addetti ai lavori. Insomma, piace molto al pubblico oltre che alla critica, non fa i numeri di un autore di quelli strafamosi, ma questo per molti è garanzia di più qualità, la scelta del basso profilo è stata sempre considerata una scelta di grande stile in un panorama di primedonne. Un raro caso in cui più o meno tutti erano d’accordo nel tributarle grandi lodi. Succede però che una settimana fa la Ferrante spariglia le carte, facendo sapere –a mezzo lettera ai quotidiani- che accetterebbe la candidatura.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI. La reazione di certa parte dell’ambiente letterario italiano è così veemente che viene da chiedersi che maschere abbiano indossato fino ad oggi molti scrittori, anche noti o notissimi -Paolo di Paolo, Nicola Lagioia, Aldo Busi i primi nomi che mi vengono in mente-, perché d’improvviso quella che veniva additata come una presenza inafferrabile ed evanescente ma titolare di grandi qualità, ora che potrebbe diventare una concorrenza qualificata è diventata una furba protagonista del marketing editoriale che gioca sulla ambiguità del suo incognito; e questa è una delle cose più gentili che ho letto, perché ho anche letto che “scrive da cani” feuilleton sentimentali.

Ora, il parere mio, di una che compra di tasca sua tutti i libri che legge, e solo alcuni li recensisce, che dall’editoria non ricava nulla se non un inesauribile piacere che viene dagli stimoli proposti, dalla curiosità, dalla scoperta di cose che non so e dal conforto di quelle che imparo, ma zero virgola zero in termini monetari: avercene, in Italia, di gente che “scrive da cani” come la Ferrante!! Questo è il paese in cui vende milioni di copie Fabio Volo, in cui Federico Moccia dopo una sfacciatissima stagione in cui Mida avrebbe dovuto prendere lezioni da lui, ora dispensa consigli sentimentali ai nostri adolescenti dalle pagine di un diffusissimo settimanale per famiglie, il che vuol dire che si prepara tutta una generazione di adulti che hanno il loro riferimento emotivo in “Scusa ma ti chiamo amore”, in cui da due anni circa non si è mai sopito il dibattito intorno a una trilogia pornosoft scritta male e tradotta peggio che è più familiare della doccia quotidiana per certe persone… e la Ferrante scrive da cani?Avrete capito, io la Ferrante la adoro. Non da oggi, non perché potrebbe vincere lo Strega (ma magari!), non perché ritenga che essere snob, se così vi può sembrare che lei è, paghi.

LO STILE NARRATIVO. La Ferrante è una che, scrivendo di sentimenti, riesce a non essere sentimentale, riesce anzi ad essere spietata, lucida, estranea osservatrice, abile narratrice, costruisce storie credibili nelle quali ci identifichiamo e delle quali abbiamo paura, assegna ad ogni personaggio della sua penna un lato di luce e un lato ombra, perché questo abbiamo in cuore noi uomini, vi mette con le spalle al muro davanti a certi interlocutori odiosi e reali, che hanno la vostra faccia e ve ne accorgete sempre dopo.È una scrittrice di rara bravura, le sue storie possono non piacervi, lo stile può non piacervi, ma il suo talento e la sua credibilità come narratore non sono in discussione secondo me. Ha da venti anni la stessa casa editrice, che è la e/o, piccola casa editrice fuori dai giochi delle major. Tanto rumore per paura che qualche grande faccia brutta, brutta, bruttissima figura?