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Parla così ti vediamo - Epitaffio per i vivi

Autore: Marina Bisogno
Testata: Satisfiction
Data: 3 giugno 2015

“La cosa più importante che le persone dovrebbero fare le une per le altre è sostenersi e incoraggiarsi reciprocamente. E proprio questo non accade – o accade troppo poco”. Lo diceva nel 2005 su Die Zeit Christa Wolf, pensatrice e scrittrice tedesca, nota in Italia grazie al lavoro editoriale di traduzione della E/O, che negli anni sta riproponendo le sue opere. Chi sceglie la Wolf, sceglie uno stile narrativo: il realismo. Se vi capitasse tra le mani “Parla, così ti vediamo”, (traduzione di Anita Raja) nelle librerie da qualche settimana, vi imbattereste in un testo di non fiction pregiato. Saggi, discorsi, interviste che ripercorrono la carriera letteraria folgorante e la vita sofferta di una donna nota nel mondo per la sua lucidità, per la sua dedizione alle lettere (“ciascuno di noi probabilmente sa come da un profumo, un’immagine, un contatto, possa sprigionarsi un intero panorama del ricordo – processo che il più delle volte, forse sempre, è associato a una forte emozione”). Intervistata da giornalisti o invitata a tenere conferenze, la Wolf ha discettato di massimi poteri, di bellezza, di scrittura, senza il timore di rivelarsi per ciò che è stata: un’autrice amata, profonda, che si è buttata a capofitto nell’edificazione di un’altra Germania. Opera di tutt’ altro respiro il racconto “Epitaffio per i vivi” (Anita Raja) che racconta la fuga di una quindicenne, l’io narrante, da un paesino, oggi annesso al territorio polacco. È il 1945, questa ragazzina riflessiva e coraggiosa, è cresciuta sotto i dogmi di Hitler, onorandone la forza e le smanie. Finché la minaccia dell’esercito russo non costringe molti popoli della Germania dell’Est a scappare, a rinnegare quel che fino a poco prima avevano strillato a comando. Nella casa della piccola narratrice, così simile alla Wolf (la matrice autobiografica è palese), saltano gli equilibri, in particolare per la madre, costretta a mettere via quadri e pellicce. (“All’epoca bisognava stare sempre pronti a scattare, diceva mia madre se era presente, e quando voglio la sento ancora. Poi mi scaricarono addosso anche tutte le vendite di Berlino, ci andavo ogni due settimane, avevo una stanza fissa in un buon albergo, nel pieno dell’inflazione”). La fuga è il motivo conduttore del racconto. Un racconto lirico, che è la testimonianza di un’esistenza, di un esodo necessario eppure doloroso, che la scrittrice riprenderà ancora e ancora, alla stregua di quegli artisti preda delle loro ossessioni, dei loro lemuri. Dal testo la tragicità del momento (niente sarà più come prima) emerge a chiare lettere, ma non offusca la consistenza delle parole, dei pensieri. Leggere la Wolf non è una passeggiata, lo dico. Niente intrattenimento, niente frasi al vento. Scrivere per la verità, per la conoscenza e la condivisione. Il suo senso più alto e vero.

http://www.satisfiction.me/parla-cosi-ti-vediamo-epitaffio-per-i-vivi/