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Un'amica geniale è sempre pericolosa

Autore: Leonetta Bentivoglio
Testata: D La Repubblica
Data: 18 luglio 2015

L'amicizia femminile, lo sappiamo, è un sentimento vasto, importante e scivoloso, costellato di rivelazioni, affinità, giochi di ruolo e chissà cos'altro. Ma spesso l'armonia, nei patti tra donne, s'alterna a moti conflittuali. Qualcosa di cangiate e inafferrabile vive nei rispecchiamenti della "sorellanza", per usare un termine caro al vecchio femminismo.
Dimostra la ricchezza di variabili in questo campo il legame tra Lila, detta Lina, ed Elena o Linù, protagoniste di L'amica geniale, celebre saga dell'invisibile Elena Ferrante (notoriamente la firma è uno pseudonimo). Non smette di guadagnare consensi quest'opera scandita in quattro tomi (L'amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta) e sempre più diffusa nel mondo. I social network accolgono giudizi di lettori adoranti, la scrittrice americana premio Pulitzer Elisabeth Strout loda i mezzi tecnici sbalorditivi della romanziera partenopea senza volto, escono in Italia audiolibri (Emons) affidati alla voce intensa di Anna Bonaiuto e nei paesi di lingua inglese scoppia la Ferrante Fever. Intanto Roberto Saviano la definisce «l'autrice più internazionale che abbiamo», e dopo averla proposta enuncia «le dinamiche dell'inciucio» che le hanno impedito di ottenere il Premio Strega, conquistando "solo" il terzo posto.
Ma non è certo la mancata attribuzione di quel riconosmimento a frenare il successo della sua storia quadripartita. Soprattutto Lila, versante "cattivo" della coppia di donne che anima la trama, seduce i lettori in cerca di amiche immaginarie. Lila ha un'affilata intelligenza naturale e una fierezza caparbia. Guizzi mitologici e animaleschi scuotono il suo fisico minuto. Cresciuta a Napoli accanto a Elena, Lila non lascia il territorio marcio del rione, al contrario dell'amica, che scappa al nord e diventa scrittrice. Lila è la genialità della plebe contro l'inquieta e raffinata sobrietà di Elena, unita a Lila come alla parte più oscura di sé.
La perentorietà di quest'incontro può condurci, per associazione, all'interessantissimo filone di sorelle non biologiche create dalla fiction. Guardando senza pregiudizi queste signore antiche o nuove, risolte o contraddittorie, modellate da capolavori letterari o da serie tv, ci accorgiamo che il racconto di una genuina intesa femminile è stato per molti secoli una vera anomalia. Come scrisse Virginia Woolf (Una stanza tutta per sé), in passato non accadeva quasi mai che due donne nel teatro o nei romanzi, non si scontrassero o separassero quando fra loro s'intrometteva un maschio. Nelle tragedie greche e in Racine, osserva Virginia, due eroine connesse da un vincolo affettivo possono essere madre e figlia oppure ancella e padrona, seguendo quindi dinamiche non paritarie.
Solo con l'arrivo dei romanzi di Jane Austen s'aprono paesaggi di sorellanze articolate e profetiche. Quanto alle narrazioni basate su rapporti femminili di complicità totale, bisogna forse arrivare fino a serial televisivi contemporanei come Sex and the City e Girls.
Pur nel contesto diverso, l'amicizia insondabile proposta da Elena Ferrante può rammentare i climi neri della scrittrice canadese Margaret Atwood, che nel suo Occhio di gatto raffigura l'ossessione nutrita da Elaine nei confronti di Cordelia.
Sono invece fiduciosi ed estranei all'ambivalenza gli affiatamenti descritti da Catherine Dunne in Se stasera siamo qui.
La sorellanza può essere un conforto immenso e una sponda o un prodigio stregato e distruttivo. Vedi la furia assassina delle poderose Isabelle Huppert e Sandrine Bonnaire nel film di Claude Chabrol La ceremonie. Vedi il finale liberatorio e pazzo del salto nel vuoto di Susan Sarandon e Geena Davis in Thelma & Louise. Amiche geniali si nasce e si muore.