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Nobel Letteratura 2015 a Svetlana Aleksievic. Ecco come la racconta l'editore E/O

Autore: Lara Crinò
Testata: L'Espresso
Data: 8 ottobre 2015
URL: http://espresso.repubblica.it/visioni/2015/10/08/news/premio-nobel-letteratura-2015-vince-svetlana-aleksievi-1.233596?ref=HEF_RULLO

Il riconoscimento all'autrice bielorussa, pubblicata in Italia dai primi anni Duemila, è un premio a chi "ha saputo raccontare la Storia attraverso l'esperienza umana". I suoi libri spiegati dall'editrice Sandra Ferri

Per una volta, la consegna del più ambito riconoscimento internazionale ha rispettato i pronostici. Il premio è andato alla giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic, pubblicata in Italia da Bompiani ed E/O. E' la quattordicesima donna a vincere a Stoccolma. E' nota soprattutto per essere stata cronista dei principali eventi dell'Unione Sovietica della seconda metà del XX secolo: dalla guerra in Afghanistan, al disastro di Černobyl', ai suicidi seguiti allo scioglimento dell'URSS.

Tra i suoi libri: 'La guerra non ha un volto di donna' (sulle donne sovietiche al fronte nella seconda guerra mondiale), 'Ragazzi di zinco' (sui reduci della guerra in Afghanistan), 'Incantati dalla morte' (sui suicidi in seguito al crollo dell'URSS), (sulle vittime della tragedia nucleare). In Italia è stata pubblicata per la prima volta dalla casa editrice E/O, di questi tempi nota per essere l'editore della misteriosa Elena Ferrante. E in qualche modo questo Nobel è anche un premio al grande lavoro di scoperta e scouting che i coniugi Ferri, titolari della casa editrice romana, fanno da 35 anni sulla letteratura dei paesi dell'Europa dell'Est. Ci dice Sandra Ferri: "Il primo libro che abbiamo pubblicato, nel 2001, è 'Preghiera per Černobyl: abbiamo capito subito che il 'plus' di Svetlana era la sua incredibile capacità di ascoltare e restituire le voci di chi aveva vissuto un'esperienza traumatica, fosse la guerra in Afghanistan o l'esplosione della centrale nucleare. Per ogni libro, lei fa centinaia di interviste, di conversazioni. Così la Storia diventa davvero esperienza umana. E tutte queste voci si sentono nel tessuto della sua scrittura". Felicissima, Sandra Ferri considera il premio anche un modo per gettare luce sull'Est. "Quello che ci ha colpito, in tutti questi anni, è quanto poco ancora sappiamo di questi paesi, della loro storia e di quello che vi accade". La stessa autrice, parlando dopo la pubblicazione proprio del libro sulla catastrofe nucleare, spiegò: "Questo libro non parla di Černobyl' in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l’avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto. Il mistero. Cernobyl’ è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl’ è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l’acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre... Più di una volta ho avuto l’impressione che in realtà io stessi annotando il futuro".

E' la prima scrittrice in lingua a russa a ricevere il premio (prima di lei era andato a Pasternak (1958), Solženicyn (1970) et Brodsky (1987). Nata in Ucraina nel 1948, ha scritto il suo primo libro 'La guerra non ha un volto di donna' nel 1985. Delle sue vicende biografiche è noto soprattutto che, osteggiata dal regime del presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko e addirittura accusata di lavorare per la Cia, ha vissuto lontano dal suo paese per lunghi periodi prima di rientrare a Minsk.