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Svetlana Aleksievic: l’arte di raccontare informando

Autore: Claudia Ferrante
Testata: Zon
Data: 12 ottobre 2015
URL: http://zon.it/raccontare-informando-svetlana-aleksievic/

Quando la letteratura incontra la sofferenza e diviene informazione sentita. Il premio Nobel letterario ad una giornalista: Svetlana Aleksievic Anche quest’anno sono stati assegnati i premi Nobel, il prestigioso premio attribuito a persone che hanno portato un contributo allo scibile umano. E quest’anno per la letteratura il premio è stato attribuito ad una donna, la quattordicesima, ormai, che ha contribuito non poco all’umanità.

Si tratta di Svetlana Aleksievic, la prima giornalista e la prima biellorussa ad essere premiata con un Nobel, una cronista che con le sue interviste-racconto ha posto al centro della sua opera letteraria i sofferenti della politica, dell’economia, del regime.

Svetlana è quel che si può definire ‘une ecrivain engagè’, una scrittrice impegnata, coinvolta nel tessuto socio-politico, pur tuttavia essendo molto lontana dalle logiche di servizio al regime.

Proprio sul suo essere distante da una scrittura che serva il potere, la Aleksievic si è guadagnata la stima e la simpatia dei lettori, portandola quindi alla vittoria del Nobel.

Svetlana Aleksievic propone nella sua opera di scrittrice il punto di vista di quanti sono dall’altra parte del potere, concedendo loro interviste che sono in realtà racconti, inframmezzati qua e là da qualche nota biografica e di luogo, concentrando, dunque, il succo della narrazione alla realtà di chi viene intervistato, una realtà molto spesso amara. Poiché come ha affermato lei stessa “La nostra è una cultura del racconto”.

I titoli dei suoi libri spiegano molto meglio di qualunque altra descrizione il suo lavoro di cronista: La guerra non ha un volto di donna, dedicato alle donne sovietiche al fronte durante la seconda guerra mondiale; Ragazzi di zinco, sulla partecipazione sovietica in Afghanistan; Incantati dalla morte, in cui al centro vi sono i suicidi dopo il crollo dell’URSS; e poi, Preghiera per Černobyl, nel quale la Aleksievic da il meglio di sé come narratrice e cronista, facendo parlare le vittime del disastro nucleare ucraino.

Sono tutti libri scritti nell’arco di trent’anni, durante i quali la giornalista ha assistito ai molti mutamenti di forma del suo paese, e ai pochi nella sostanza. Il lavoro della nostra, non è stato lineare e costellato dai successi e dal riconoscimento, come ci si aspetterebbe; la Aleksievic è stata censurata a più riprese dal regime, ma il Nobel viene ad essere un’onorificenza mondiale ad una carriera che ha avuto le sue glorie non solo personali, nonostante l’ostilità biellorussa.

La motivazione al premio da parte dell’Accademia Reale Svedese è stata: «per la sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi»

Una spiegazione che non può che trovarci concordi.