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LA TETRALOGIA di Elena Ferrante

Autore: Anna Girardi
Testata: 84 Charing Cross
Data: 25 novembre 2015
URL: http://www.84charingcross.com/?p=594

La tetralogia di Elena Ferrnate: Necessaria. Porosa. Organica.

Cominci a leggerla per curiosità, ne hai sentito parlare molto e ora vuoi farti un’idea tua. E l’idea te la fai subito, senza andare troppo per il sottile: questo libro va letto, ti prende fin dalle prime righe: “Stamattina mi ha telefonato Rino, ho creduto che volesse ancora soldi e mi sono preparata a negarglieli. Invece il motivo della telefonata era un altro: sua madre non si trovava più”. Poghe righe asciutte come è asciutta tutta la scrittura di Elena Ferrante, scarna e carica allo stesso tempo. Un mix esplosivo, per chi legge e cerca qualcosa di più di una bella storia – come se ne trovanno tante, oggi, in libreria – tra le pagine di un libro.

Ma qui i libri sono quattro, quattro volumi densi di emozioni perfettamente calibrate nell’espressione ma che riescono a prenderti la pancia, ad attorcigliartela, anche, un pochino per la storia – le storie – che raccontano, e per come scandagliano impietosi le due protagoniste e tutto l’universo che ruota loro attorno.

Siamo alla fine degli anni Cinquanta. Due amiche. Napoli. Il rione. La tenerezza mista all’odio invidioso e ammirato dell’una verso l’altra, in una reciprocità dura, indissolubile, unica, voluta e rifiutata allo stesso tempo. C’è Lena, dunque, figlia di un usciere comunale, che diventa caparbiamente scrittrice famosa e stimata. E c’è Lila, “l’amica geniale”, appunto, che decide di non uscire mai da Napoli per restare nel rione, nella sua lingua e con i suoi personaggi tragici, paralizzati tra palazzine sbreccate, la salumeria, la pasticceria, la scuola, il tunnel. E oltre al tunnel, la città che fa gola, luccicante e dolorosamente inaccessibile alle vite dialettali del rione con le sue storiette di periferia a volte violente, a volte volgari, sempre vere nella loro autenticità. E oltre a Napoli, c’è l’Italia, sul fondo, quella che dagli anni ’50 arriva ai giorni nostri, uno spaccato carico di storia ma senza patetiche nostalgie, che la scrittura della Ferrante racconta a piene mani, quasi fosse lì, ora, mentre scrive, a darcene un ritratto dolce e ferroso insieme.

Quali sono gli ingredienti per questi quattro romanzi, per questa storia unica che dal piccolo mondo di un piccolo rione è capace di raccontare l’immenso, variegato, contorto universo femminile? Innanzitutto loro, le protagoniste, tratteggiate con chirurgica capacità nella loro dimensione più umana, quella delle emozioni, dell’affetto, della passione, dell’ambizione, dell’invidia, dell’odio più volgare. La tavolozza si spreca sulle sfumature minime ma necessarie, indugiando capace sui dettagli di una doppia psicologia femminile che ti avvolge nelle sue spire ad ogni minuto che passa. Poi viene la capacità di raccontare, di affabulare dell’autrice che ti afferra e ti porta tra le viscere dell’una e dell’altra protagonista, spingendoti a prenderne le difese, a parteggiare ora per Lena, ora per Lila, senza renderti conto che stai leggendo di te stessa; e i personaggi secondari, a far da coro – insieme alla città e al Paese – ciascuno con una propria precisa definizione, pur se solo complementare. E poi viene la lingua, pulita, senza sbavature pleonastiche e senza nulla che non sia funzonale al quadro di insieme; e poi ancora la storia e le storie, perfettamente architettate nel loro evolversi semplice, fra il tumulto giovanile e la quiete borghese.

E mentre penso al modo migliore per raccontare questa mia lettura, che vorrei persino ricominciare daccapo, da tanto mi ha lasciato il segno, capisco: ciò che più mi ha preso è la capacità dell’autrice di farti sentire Elena e Lila al contempo, in altre parole, di farte “stare” là, sospesa sull’esperienza del contrasto. Dei due caratteri, delle emozioni, della città, delle ambizioni, della scrittura. Perché la cifra che fa breccia e apre la porta al lettore e del lettore è proprio questa: il continuo “stare tra”, in bilico, alla ricerca di una definizione per questa sua diversa esperienza di lettore.

Per questa esperienza, necessaria dunque, questa storia deve essere letta. Tutta d’un fiato, tutta insieme.