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Oltre la divulgazione: il significato di Černobyl’

Autore: Giulia Negri
Testata: La rana che russa
Data: 25 gennaio 2016
URL: https://laranacherussa.wordpress.com/2016/01/25/oltre-la-divulgazione-il-significato-di-chernobyl/

Se siete alla ricerca di dati, statistiche e particolareggiate analisi scientifiche, non le troverete. Ma non rimarrete delusi. Queste pagine sono un viaggio, nello spazio e nel tempo. Ci portano nell’aprile 1986, in Bielorussia. Un coro di voci, come onde del mare: un mare a tratti arrabbiato, a tratti lieve, che ti cattura nella sua risacca.Preghiera per Chernobyl Chi era già nato, nell’`86, ricorda magari dove si trovava, nel periodo dopo l’incidente, la confusione, i dubbi, le paure, le limitazioni sui cibi imposte dal Ministero. Ma cosa è stato davvero l’incidente di Černobyl’? Forti dei 1700km che ci separano in linea d’aria dalla centrale, è difficile immaginarlo. Girando le pagine, si riesce a viverlo. A seguire ogni respiro, ogni passo, ogni pensiero dei liquidatori¹, dei contadini, dei fisici, dei soldati. Le paure e il dolore delle mogli di chi ha lavorato vicino alla centrale dopo l’incidente, delle madri che non sanno come restituire il sorriso ai propri bambini, esperti di röntgen² e ospedali, invece che di giochi e spensieratezza. Nel mezzo di questa guerra, combattuta a colpi di radioattività e informazione assente o carente, se non totalmente mendace, la Natura aiuta a confondere le idee: i raccolti sono abbondanti come sempre, gli orti producono ogni genere di ortaggio, gli alberi sono carichi di frutti invitanti. Il rischio legato all’atomo è qualcosa che non si può vedere, né toccare, o sentire, odorare, assaggiare. È una minaccia silenziosa che solo il ticchettio degli strumenti può rivelare. Strumenti a volte manomessi per non provocare il panico nelle persone, o il calo nelle attività produttive. Così uomini e donne hanno continuato a vivere e lavorare in zone contaminate, mangiando cibi radioattivi, a volte per inconsapevolezza, a volte per incredulità. Come poteva essere pericoloso, tutto quel ben di Dio? Qualunque possa essere il proprio personale pensiero sull’energia nucleare, basato su considerazioni economiche, scientifiche, ecologiche, siano esse razionali o “di pancia”, il libro di Svetlana Aleksievič può offrire nuovi spunti di riflessione. Ritrovarsi tra i pensieri di chi ha vissuto l’incidente prima definito impossibile, nella quotidianità di persone così lontane e al tempo stesso così vicine a noi, fa sorgere spontanea, tra le tante altre, la domanda: io, in quella situazione, cosa avrei fatto? Come sarebbe stata la mia Černobyl’?