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Misteriosa Elena Ferrante. Nessuno sa chi è, ma tutti sono pazzi dei suoi libri

Autore: Antonella Fiori
Testata: F
Data: 4 maggio 2016

E' tra le 100 persone più influenti della Terra per Time. È tra i sei finalisti del Booker Prize 2016, il più importante premio letterario britannico, assieme ad autori come Orhan Pamuk, premio Nobel nel 2006 (il nome del vincitore sarà annunciato il 16 maggio). È Elena Ferrante, fenomenale scrittrice, unica al mondo ad aver scritto romanzi da milioni di copie mantenendo l'anonimato.

Se vai su Wikipedia, accanto al suo nome trovi solo la presunta città di nascita, il luogo dove ambienta i suoi romanzi: Napoli. Ma sarà davvero napoletana? E sarà donna? Quanti anni avrà? Per qualcuno il nom de piume - dopo aver sussurrato per anni quello di Domenico Starnone o di sua moglie - nasconderebbe diverse identità cambiate nel corso del tempo. Nonostante mille tentativi di scoprire chi è, anche con inchieste da parte di scrittori che hanno setacciato i suoi libri alla ricerca di indizi, finora non è emerso niente. Elena Ferrante è un fantasma controcorrente rispetto ai nostri tempi: adorata senza un'immagine nella società dell'immagine. Occhio se, non avendolo ancora fatto, avete intenzione di cominciare a leggere i romanzi della tetralogia che ha sbancato in Italia e all'estero (dopo L'amore molesto e I giorni dell'abbandono, tutti pubblicati da e/o): Elena Ferrante crea dipendenza. Le storie delle due protagoniste, Elena e Lila che, dall'infanzia all'età adulta, alla vecchiaia si intrecciano con le vicende del nostro Paese, ci trascinano in un vortice dove ogni sfaccettatura dell'anima dei protagonisti diventa anche la nostra.

Un vero tuffo nei sentimenti, sostengono cinque scrittori italiani fan della Ferrante. Spiegandoci cosa c'è dietro la passione universale che scatena la sua lettura.

Silvia Avallone

Si è tuffata nei sentimenti più torbidi senza paura

Perché la Ferrante ha avuto un successo planetario?

«Non ha avuto paura d'inoltrarsi in zone viscerali: i corpi delle madri, la sopraffazione sottesa ai rapporti di genere, la violenza nei desideri. È entrata nei sentimenti più torbidi. E ha fatto un viaggio nell'oscurità delle donne, costruendo architetture narrative che non ti lasciano respiro».

In cosa questa storia è una storia universale?

«La nostra voce è sempre plurale. L'identità è una lotta e una contraddizione con l'altro. Lenù non avrebbe potuto raccontare alcunché senza Lila. Senza il suo pungolo e la speranza di un suo intervento di soppiatto dentro il testo per negarlo e sovvertirlo. Chi fugge farà sempre i conti con chi è rimasto. I luoghi di nascita saranno sempre una radice e una prigione».

Che cosa l'ha colpita di più?

«Le bambole. La loro sparizione e riapparizione».

Il personaggio indimenticabile?

«Lila. Ed Elena: donna incandescente che lotta con i propri demoni senza negarli».

Chi è secondo lei Elena Ferrante?

«La immagino con i tratti delle persone importanti nella mia vita. Ma è solo un gioco da lettrice, possibile grazie alla sua scelta di rimanere al di qua delle sue storie che rispetto e ammiro. In un'epoca sovraffollata di visibilità, l'invisibilità può preservare la realtà delle cose, e la libertà delle parole».

Massimo Carlotto

Gli avvenimenti sono densi e non danno tregua

Perché la Ferrante ha avuto un successo planetario?

«Perché il progetto de L'amica geniale è, appunto, geniale. Romanzi che non vorresti che finissero mai perché raccontano una storia di amicizia tra donne attraverso le stagioni della vita. Un'epopea che coinvolge dieci famiglie. Una scrittura bella e sapiente».

In che cosa questa storia è una storia universale?

«Nel narrare i sentimenti, i migliori e i peggiori, la nobiltà d'animo, amore e miserie».

Che cosa l'ha colpita di più?

«La densità degli avveimenti che si susseguono senza lasciare tregua al lettore. La relazione fortissima tra storie personali, collettive e luogo, che permette di leggere la realtà restituendo la complessità di un Paese che non è mai riuscito a fare i conti con se stesso».

Il personaggio indimenticabile?

«Giovanni Sarratore, detto Nino, è gigantesco. Così vero che solo una donna poteva scavare così a fondo nella psicologia di un personaggio mai scontato».

Chi è secondo lei Elena Ferrante?

«Non lo so. Non mi interessa conoscere la sua vera identità o le ragioni della scelta di scrivere sotto pseudonimo. È un suo diritto. Trovo inquietante la caccia che si è scatenata per stanarla, addirittura scrittori che si improvvisano detective. Sembra che l'ambiente letterario italiano reagisca in modo stizzito al suo successo. Spero che la faccia franca e continui a scrivere nella tranquillità dell'anonimato».

Romana Petri

Descrive un'amicizia irresistibile

Perché la Ferrante ha avuto un successo planetario?

«La sua è la grande narrazione di tipo popolare, che va veloce e non concede momenti di arresto nella lettura. È una storia che va avanti con una lingua che la accompagna nel ritmo».

In che cosa questa storia è universale?

«Perché nella trama c'è sempre qualcosa che riguarda anche la vita di chi legge. È la vita dei suoi personaggi, ma anche il lettore ci si identifica. È una storia che si colloca in un tempo preciso, ma che racconta cose di sempre, passare e future. Parla dei sentimenti umani, di ogni genere, dal più amabile al più oscuro».

Che cosa l'ha colpita di più?

«La seduzione all'interno di una lunga e complicata amicizia tra le due protagoniste. C'è una vincente e una subalterna che conoscono perfettamente i loro ruoli. C'è sincerità, ma allo stesso tempo anche una latente menzogna. È come se ci dicesse che l'amicizia assoluta non può esistere, o meglio, l'amicizia trasparente. Ed è quella parte nascosta che il lettore conosce. Lui sa cose che gli altri (personaggi) ignorano».

Il personaggio indimenticabile?

«Elena, che si potrebbe considerare subalterna a Lila. È apparentemente schiacciata dalla personalità dell'altra. Invece è questa subalternità che alla fine la farà brillare. È una simpatica sanguisuga, sussume il meglio che può, cerca di trarre vantaggio dalla poderosità dell'altra. E secondo me ci riesce benissimo. Certe volte in amicizia è così, il succube può dominare».

Chi è secondo lei Elena Ferrante?

«Fino a che non cambierà editore, non lo sapremo mai. Scrive per sembrare una donna, ma è per questo che potrebbe essere un uomo».

Antonella Lattanzi

Nei suoi personaggi imperfetti ci si immedesima

Perché la Ferrante ha avuto un successo planetario?

«In un'epoca frammentata e incerta, Elena Ferrante ha saputo creare un romanzo completo, denso e organico, una sorta di feuilleton dei giorni nostri. Un sistema narrativo compatto. Con traduzioni intelligenti e felici che hanno corrisposto alle aspettative del pubblico straniero».

In cosa questa storia è una storia universale?

«L'amica geniale è un romanzo di formazione. Seguiamo la crescita e la formazione delle protagoniste dall'infanzia nel rione fino al riscatto intellettuale e al matrimonio altolocato di Elena e poi alla fuga di Lila. Ma racconta anche una storia di amicizia con ruoli appassionati, tenaci, che possono essere ciascuno di noi. Sono tutti personaggi imperfetti. Ciò crea una forte empatia».

Che cosa l'ha colpita di più?

«Le "sintonizzazioni" con una certa tradizione napoletana, stile Anna Maria Ortese per intenderci. E, sul piano narrativo, il finale aperto: una scelta audace che ribalta tutto il senso del romanzo».

Il personaggio indimenticabile?

«Lila. È una figura che ruba l'anima del lettore: complesso, dolente e, in fondo, sfuggente, segue percorsi completamente non ordinari».

Nicola Lagioia

In un buon romanzo la magia è in ogni riga

Perché la Ferrante ha avuto un successo planetario?

«Le vie del successo sono sempre insondabili. Elena Ferrante ha scritto una grande tetralogia in cui leggibilità, complessità e profondità non si escludono a vicenda».

In che cosa questa storia è una storia universale?

«Tutta la buona letteratura è universale. Che parli dell'amicizia tra due ragazze napoletane nel secondo novecento o delle guerre napoleoniche o di un cavaliere dalla trista figura che scambia i mulini a vento per giganti».

Che cosa l'ha colpita di più?

«Nei buoni romanzi il risultato è sempre superiore alla somma delle parti, la loro magia è dovunque nel testo, e quindi parlare di una "cosa" che colpisce di più non è soltanto riduttivo ma proprio sbagliato sul piano concettuale».

Il personaggio indimenticabile?

«Lila e Lenuccia. Ma i comprimari non sono da meno».

Chi è secondo lei Elena Ferrante?

«Ciò che conta per me in letteratura è l'opera, non le biografie».