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Bussola di Matias Énard

Autore: Chiara Mezzalama
Testata: Left
Data: 31 agosto 2016

La bussola segna sempre l’Est, l’importante è non perdere l’Est. Che cosa rappresenta e ha rappresentato l’Est, l’oriente per l’occidente e viceversa? In che modo Est e Ovest sono indissolubilmente legati? Di questi tempi l’Oriente evoca guerre, bombardamenti, sgozzamenti, gente in fuga, morte e distruzione. Così, mentre leggo le pagine di Boussole, il romanzo di Mathias Énard pubblicato dalla casa editrice francese Actes Sud, che ha vinto quest’anno il premio Goncourt, un senso di crescente struggimento mi invade, quasi un dolore. Le pagine di questo magnifico romanzo-fiume mi avvolgono come le spire di fumo che salgono dalle pipe d’oppio, mi trasportano su un tappeto volante verso quell’oriente sognato, amato e irraggiungibile, che il protagonista, il musicologo Franz Ritter, evoca durante la notte senza fine della sua insonnia. Gli è stata diagnosticata una malattia grave e il senso di finitudine e l’angoscia che ne deriva non gli permettono di trovare il sonno protettore di cui avrebbe estremo bisogno. L’insonnia di Franz Ritter, oltre a essere il motore della storia, rappresenta uno stato mentale nel quale la conoscenza, l’erudizione si trasformano in quella meravigliosa trappola mortale che è l’orientalismo. L’orientalismo come passione, una passione che può condurre alla pazzia e alla morte come è accaduto ai molti che hanno percorso le strade d’Oriente, da Istanbul a Damasco, da Aleppo a Palmira, da Baalbek fino a Teheran: archeologi, studiosi, artisti, sapienti, viaggiatori e viaggiatrici occidentali attraverso gli ultimi due secoli. Oggi quelle strade sono interrotte, inaccessibili, e questo non fa che aumentare il senso di nostalgia per un mondo perduto, desiderato, mai veramente posseduto. Énard racconta di un Oriente che ha fecondato l’Occidente, proprio attraverso il sogno che ne abbiamo fatto, quella “invenzione” che Edward Saïd interpretò come strumento di potere, - la conoscenza usata in chiave colonialistica - e che Énard riscatta in quanto strumento di conoscenza di sé attraverso l’altro da sé. C’è molta Europa nel romanzo di Énard, Vienna, Parigi passando per l’Italia, la Spagna, la musica, la letteratura, la storia, la pittura, la poesia, la filosofia, lo splendore e la decadenza. Al contrario di chi invoca lo scontro di civiltà, Énard vuole dirci che da sempre ci riconosciamo, ci influenziamo e ci arricchiamo reciprocamente. La fine dell’Oriente non può che segnare la fine dell’Occidente. Il musicologo Franz Ritter nelle sue elucubrazioni è accompagnato dall’amore per Sarah, ricercatrice dotta e vulcanica, donna passionale e inafferrabile alla quale non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi, proprio come nelle storie della tradizione orientale, dove il destino mette duramente alla prova gli amanti prima di farli ritrovare. Il libro è pieno di occasioni mancate, di rimpianti, di abbandoni e ritrovamenti, talvolta raccontati con umorismo amaro, quando ad esempio il protagonista descrive la meschineria del mondo accademico, le bassezze degli studiosi o quando prende in giro se stesso, le sue piccole fissazioni che lo rendono totalmente inadatto alla vita avventurosa che le strade d’Oriente lo portano a percorrere. Ma ciò che rende questa lettura al tempo stesso imprescindibile e dolorosa è lo scempio che è sotto gli occhi di tutti e che non può essere soltanto attribuito a dei barbuti ignoranti e fanatici (écervellés, decerebrati scrive Enard). In virtù di questi legami profondi che uniscono l’Oriente e l’Occidente non è lecito distribuire le colpe come si tende facilmente a fare e soprattutto non è possibile pensare che usciremo indenni da questa tragedia. Gli uomini, le donne e i bambini in fuga dalla Siria ad esempio, sembrano ricordacelo ogni giorno. I luoghi distrutti per sempre non sono soltanto siti turistici che non si potranno più visitare, sono una parte della nostra storia che scompare sotto le bombe e tra la polvere delle macerie. Énard, con una pazienza, una dedizione e un’erudizione da amanuense sembra tentare l’impossibile impresa di preservare qualcosa di ciò che è stato e non è più. Con la stessa pazienza e dedizione dovremmo leggere questo libro per salvare noi stessi dall’ignoranza e dall’oblio nei quali rischiamo di sprofondare. Boussola esce domani in Italia per la casa editrice E/O nella traduzione di Yasmina Mélaouah. Leggetelo.