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"Solo un piano Marshall salverà l'Africa"

Autore: Filippo Poletti
Testata: L'Eco di Bergamo
Data: 22 giugno 2003

La cruda realtà del Contintente Nero, il dramma dei bambini soldato, gli interessi economici legati allo sfruttamento delle miniere di diamanti.

"Solo un piano Marshall salverà l'Africa"

Lo scrittore Kourouma: la mia penna serve a denunciare furti, aggressioni e violenze

Torino: "Scrivo da nero per i bianchi. La mia penna serve a denunciare i furti, le aggressioni, le rapine, le violenze e gli assassini che continuano ad accadere nel continente africano."

E' la voce - fuori del coro - dello scrittore Ahmadou Kourouma: nato nel 1927 in Costa d'Avorio, è l'autore del romanzo Allah non è mica obbligato, uno dei maggiori successi editoriali in Francia, già vincitore del Prix Renaudot 2000 e del Prix Goncourt des lycéens.

E' lui uno dei finalisti della sezione di narrativa straniera della XXII edizione del Premio Grinzane Cavour, promosso dalla Regione Piemonte, dalla Fondazione Crt, dalla Provincia di Torino e dalla città di Torino. La vittoria è andata a Javier Cercas. A decretarlo sono stati i ragazzi delle scuole superiori di 11 città italiane, alle quali si sono aggiunte quelle estere, attivate presso i Licei italiani di Berlino, Bruxelles, Buonos Aires, Fiume, Parigi e Praga e le università di Mosca, Salamanca, Stoccolma e Tokyo. In lotta per la vittoria c'era anche Miljenko Jergovic di Sarajevo.

Considerato uno dei maggiori scrittori del continente africano, Kourouma è un omone alto 2 metri. Parla pacatamente, misurandole accuse che rivolge ai governanti dell'Africa di oggi. Allah non è mica obbligato - ci racconta in un francese perfetto, mostrando la copertina italiana del libro pubblicato nel 2002 dalle Edizioni e/o - è dedicato «ai bambini di Gibuti: è stato scritto su "loro richiesta"». A fare da narratore è un adolescente soldato che racconta la sua lotta quotidiana per l'esistenza in quell'angolo di Africa situato ai confini tra la Costa d'Avorio, la Liberia e il Ghana.

Più che un racconto in prima persona è un pugno nello stomaco: «Sono stato in Liberia - afferma il protagonista della storia Birahima, un p'tit nègre (un piccolo nero) - ho ammazzato molta gente col kalas'nikov, mi sono fatto a dovere con il kanif e altre droghe pesanti»

Il romanzo, uscito nel 2000 da Editions du Seuil, segue le orme del giovane - precisa Kourouma - «attraverso le innumerevoli lotte tribali di "liberazione" e di saccheggio imperialiste, scatenate da signori della guerra appoggiati e armati, volta per volta, da qualche potenza occidentale per ottenere diamanti o petrolio o qualche altro bottino».

Conosciuto in Italia per il romanzo Il sole delle indipendenze edito da Jaca Book, questo scrittore non ama le mezze frasi. Ciò che intende fare è di raccontare il mondo dell'Africa, quello in cui - sottolinea all'inizio di Allah non è mica obbligato - «la scuola non vale il peto della vecchia, perché in una qualunque delle corrotte repubbliche delle banane dell'Africa francofona, anche se hai un diploma universitario non c'è verso di diventare infermiere o insegnante». La cruda realtà dell'Africa è, secondo Kourouma, quella delle guerriglie, condotte sotto le insegne dell'Islam o del cristenianesimo: in realtà a far volare le pallattole sono «gli interessi economici legati allo sfruttamento delle miniere di diamanti». A pagare il conto salato sono «i bambini-soldato, gli small-soldiers o children-soldiers. Uccidono le persone e arraffano quello che c'è da arraffare. Massacrano le persone e prendono tutto quello che c'è da prendere».

Allah non è mica obbligato è una feroce satira dell'Africa contemporanea: «Quando si dice che in un paese c'è guerra tribale - spiega all'inizio del libro Kourouma - vuol dire che quel paese è stato spartito fra banditi di strada. Si sono spartiti le ricchezze, si sono spartiti il territorio e si sono spartiti gli uomini. Si sono spartiti tutto, e tutti li lasciano fare. Tutti li lasciano uccidere impunemente gli innocenti, i bambini e le donne».

Questo è lo stato delle cose. E' Kourouma a spiegarci le ragioni storiche che hanno portato l'Africa a questo livello di caos. Tra i responsabili cita «la colonizzazione operata dai bianchi prima, la suddivisione dell'Africa avvenuta nel 1884 alla Conferenza di Berlino e, infine, la colonizzazione condotta dai neri ai danni dei neri. Dopo la caduta del muro di Berlino i bianchi sono andati via ed è iniziato lo scontro dei neri contro i neri».

Kourouma non è solo un uomo impegnato a parole. Lo è anche nei fatti. Da tempo è stato nominato presidente della Commissione di riconciliazione della Costa d'Avorio, del Sierra Leone e della Liberia: «I nostri lavori iniziano a dare i primi frutti. Il più importante è l'ultimatum fatto all'attuale presidente della Liberia, tra i maggiori responsabili della situazione di crisi in cui versa il Paese. Entro 30 giorni dovrà lasciare il Paese: in un secondo momento saranno organizzate le elezioni democratiche».

L'affresco che Kourouma fa dell'Africa è quello di un inferno, la cui miccia è stata innescata da mani bianche: «I Paesi occidentali hanno una grande responsabilità in quello che è successo». La parola fine potrebbe essere scritta - conclude - «attraverso un piano Marshall per l'Africa, da stendere con l'aiuto degli Stati Uniti: solo così si giustificherebbero gli aiuti al continente nero, da gestire tramite un organismo indipendente- Gli aiuti concessi durante il periodo della Guerra Fredda sono andati a favore dei capi di Stato e degli industriali che hanno presso tutto quello che potevano arraffare. Un piano Marshall per l'Africa consentirebbe di aprire un nuovo mercato e di programmare una serie di investimenti che permetterebbero all'Africa di diventare un Paese avanzato». E, prima di salutarci, lo scrittore lancia un monito: «se la situazione non cambierà, continuerò a denunciarla con nuovi libri".