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I musulmani e il sesso

Autore: Claudia Spadoni
Testata: Marie Claire.it
Data: 22 ottobre 2009

Quant’è complicata la Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi. Soprattutto se vergine, con una madre-padrona e una gran voglia di scoprire i piaceri della carne. Mohamed, il protagonista di origini maghrebine del romanzo di Leïla Marouane (edizioni e/o, 17 euro), adesso che è diventato un pezzo grosso della finanza francese, prova in tutti i modi ad affrancarsi dal ruolo di musulmano modello (per il fratello), figlio perfetto (per la madre), uomo invisibile (per le donne francesi).

Per farlo, si dota del giusto equipaggiamento: un appartamento a Saint-Germain-des-Près, l’aperitivo al Café de Flore o ai Deux-Magots, un nome nuovo di zecca (Basile) e la carta di credito per ogni situazione di emergenza. Le donne arriveranno, e pure un sacco di guai, per il povero Mohamed-Basile, intrappolato tra due culture, e con la narratrice che non ci pensa proprio a parteggiare per lui.

Leïla Marouane, scrittrice di origine algerina in esilio a Parigi (si è trasferita nel 1990, dopo aver subito un’aggressione per la sua coraggiosa attività giornalistica), ha messo sempre le donne al centro dei suoi romanzi (come in Doppio ripudio e Il castigo degli ipocriti, pubblicati da Epoché), per denunciare le discriminazioni del suo paese («sono una femminista, nel senso che rivendico, e il mio lavoro consiste nel migliorare la quotidianità della donna araba» ha detto qualche anno fa). Stavolta ha deciso di parlare di uomini musulmani & sesso, un rapporto pieno di contraddizioni.

Come è riuscita a mettersi nei panni di un uomo?

L’avevo già fatto in un racconto del 2004, Les criquelins. Ma in questo romanzo la difficoltà stava nel tema, la sessualità maschile nell’Islam. Come affrontare un simile tabù e un personaggio così complesso? La mia esperienza da musulmana mi ha aiutato molto. Vengo da un posto in cui la religione era molto forte, in Algeria ho assistito alla radicalizzazione dell’Islam, alle aggressioni fatte alle donne che cercano di affrancarsi. Una radicalizzazione che noto anche in Europa, e che si riflette nel portare il velo, nel fenomeno del burqa, imposto o no, in quello che succede nelle città. Così ho pensato a un personaggio che fosse espressione della mia cultura ma che tentasse di affrancarsi dalle tradizioni e dalla sua famiglia.

La voce narrante del racconto è però femminile…

Quel “racconta” che metto all’inizio di ogni capitolo mi ha aiutato a circoscrivere il personaggio, era come se io lo stessi ascoltando e non dovessi fare altro che trascrivere le sue parole. All’inizio del libro c’è un ringraziamento a Mohamed, e quello fa parte della finzione tanto quando i personaggi che la attraversano. Il protagonista è come un puzzle, un mosaico di tanti Mohamed incrociati qua e là.

Mohamed ha una madre molto invadente di cui non riesce a sbarazzarsi (o forse non vuole): i musulmani assomigliano agli italiani “mammoni”?

In effetti la relazione che c’è tra il mio personaggio e sua madre è tipica della cultura mediterranea. Ma penso anche che questo tipo di “passione” che hanno le madri per i loro figli sia innata, e dunque universale. A volte si rivela disastrosa, tutto dipende dal modo in cui viene gestita e dalla società in cui si sviluppa. Il mio “mammone” non arriva a disfarsi di sua madre, nonostante tutti i suoi sforzi per separarsi da lei, fisicamente e mentalmente. Lei lo assilla al telefono, e ci si chiede se queste chiamate, diventate i soli momenti di contatto con la madre, non siano per lui necessari per la sua sopravvivenza e per il suo ego.

Si parla spesso della condizione femminile nell’Islam, ma poco di uomini, tantomeno del loro rapporto con il sesso. Secondo Lei, per quale motivo?

Un musulmano non si mette mai in discussione. È uomo, è nato virile, al contrario di una donna che fin dalla nascita rappresenta una minaccia per la famiglia. Siamo educati diversamente: negazione del corpo per le donne, virilità e forza per gli uomini, come prescrive il Corano che dà agli uomini tutti i diritti sulle donne: basta pensare alla poligamia o al ripudio, al trattamento diverso nelle eredità o alle difficoltà che incontra una donna che vuole divorziare. Ma non dimentichiamoci che gli uomini, nonostante tutto, hanno le loro debolezze, ed è quello che ho voluto mostrare con il mio libro.

Nel libro si parla di un uomo, ma ci sono anche molte storie di donne. In relazione al sesso, hanno più problemi gli uomini o le donne?

Il protagonista è un uomo, ma questo è anche un libro sulle donne, avevo bisogno degli uni e degli altri per procedere. Queste donne gravitano intorno al personaggio principale, attorno a questo “Io” maschile che combatte con le sue mille identità, amministrativa, culturale, religiosa e soprattutto sessuale…queste donne costituiscono una sorta di harem, di gineceo, dove il mio personaggio crede di poter soddisfare le sue fantasie sessuali. Ma riceve rifiuti da tutte, le donne usano vari pretesti per chiamarsi fuori: una dice di essere vergine, un’altra lesbica, una terza incinta…vediamo allora una certa vulnerabilità degli uomini, anche se un uomo non piangerà mai perché una donna gli ha detto di no. Ma è anche grazie a queste donne che il mio personaggio prova a mettersi in discussione, ed è proprio questo mettersi in discussione che lo porta a perdere ogni punto di riferimento. A un certo momento immagina pure l’emancipazione della madre, il che lo fa precipitare nella follia.

Come hanno reagito gli uomini musulmani alla pubblicazione del libro? Si sono riconosciuti, offesi o cos’altro?

I giornalisti, uomini e musulmani, hanno accolto bene il libro. In Algeria e in Marocco ha avuto una buona accoglienza, anche se nel mio paese d’origine è stato censurato. Il responso è vario, e lo vedo dai blog e dalle mail che ricevo. C’è chi l’ha apprezzato per lo humour, ma anche per la giustezza degli intenti. O chi lo trova “offensivo” o “provocatorio”. Le musulmane non solo si riconoscono, lo adorano. Mi viene in mente un episodio…

Racconti.

Un giornalista marocchino che vive a Parigi, che conoscevo già, mi ha pubblicamente accusato di aver scritto un libro che offende tutta la comunità musulmana, di aver fatto un ritratto degradante e falso di una madre…qualche giorno dopo, sai cosa ho scoperto? Che la madre del tipo è francese! E perdipiù, quando mi sono beccata il rimprovero l’ho pure visto con un bicchiere di vino in mano. “Ecco Mohamed-Basile, ma senza averne lo charme”, gli ho detto. “Mai nella vita!” ha risposto lui. Ecco un aneddoto che la dice lunga sul rifiuto di riconoscere le proprie contraddizioni: “fai quello che dico ma non dire quello che faccio”.