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Sex e Islam

Autore: Benedetta Marietti
Testata: D / La Repubblica delle Donne
Data: 24 ottobre 2009

Nuovi ribelli Che succede se Mohamed, 40 anni, vuole perdere la verginità a Parigi? Primo: si liscia i capelli. Secondo: si affitta una garçonnière Non porta la barba lunga, non conosce Bin Laden e non ha nessuna intenzione di piazzare bombe sugli autobus parigini. Eppure per Mohamed Ben Mokhtar, quarantenne di origini algerine, protagonista di Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi, edizioni e/o, di Leila Marouane, l'integrazione nella comunità occidentale è tutt'altro che raggiunta, nonostante il tentativo di sottrarsi alle ferree regole islamiche. Il suo sogno? Diventare un perfetto tombeur des femmes. Dopo quattro romanzi (tra cui Doppio ripudio e Il castigo degli ipocriti, ed. Epoché) dedicati alla difficile e sofferta condizione delle donne islamiche all'interno della famiglia, Marouane, nata a Djerba, in Tunisia, cresciuta ad Algeri, ma costretta a emigrare a Parigi dopo aver subito una brutale aggressione a causa delle sue idee "eversive", presta per la prima volta la voce a un personaggio maschile: un arabo colto, belloccio e benestante, di professione bancario che a quarant'anni suonati sente l'esigenza di liberarsi del giogo umiliante della verginità - e di una madre oppressiva - affittandosi di nascosto una garçonnière a Saint-Germain-des-Prés. Ma non è tutto:per iniziare la sua nuova vita cerca di trasformarsi in un perfetto occidentale dai capelli lisci e la pelle bianca, cambiando perfino il patronimico in un improbabile nome francese, Basile Tocquard, che gli creerà più problemi che altro. Costretto ad annegare i suoi dispiaceri nell'alcol, Mohamed accetterà di fidanzarsi con una ragazza araba presentatagli dalla madre, ma nel frattempo sprofonderà in un delirio in cui si mescoleranno pericolosamente realtà e finzione.

Perché un personaggio come Mohamed, che lei tra l'altro ringrazia nell'epigrafe? Lo ha real-mente conosciuto?

"Ho conosciuto tanti Mohamed, Parigi è piena di arabi come lui. Giovani di lingua francese, con un buon lavoro e un discreto reddito, affermati, che non hanno saputo liberarsi fino in fondo delle rigide tradizioni familiari. Islamici che conoscono bene i codici della società occidentale ma che di fatto non riescono ad applicarli. Mohamed, e tanti come lui, è solo, non ha amici, è chiuso in una comunità-ghetto e sottomesso a una cultura forte come quella islamica impersonata dalla madre-padrona. A un certo punto si ribella e va in cerca della libertà, ma lo fa di nascosto, senza affrontare la propria famiglia. La sua sconfitta coinciderà con il rendersi conto di essere condannato all'emarginazione".

Le donne che Mohamed incontra sono tutte islamiche.

"Non è stato facile calarmi nella pelle di un uomo, ma attraverso la sua voce volevo continuare a indagare la condizione femminile musulmana. Infatti Mohamed comincia a comprendere le donne leggendo il libro scritto dall'unica donna che lui realmente incontra, Loubna Minbar, una sorta di mio alter ego. Sono i personaggi femminili di quel libro (che Mohamed nel suo delirio reputa reali) a denunciare come in un coro i soprusi di cui sono vittime ancora oggi".

Vale a dire?

"In Algeria le donne vengono messe al bando, sono come delle minorenni a vita. È davvero un paradosso perché spesso studiano e lavorano, diventano ottimi medici, scienziati, architetti, intellettuali, piloti. Sul posto di lavoro non vengono discriminate, ricevono gli stessi salari degli uomini ma da sposate sottostanno come schiave, in tutto e per tutto, alla volontà del marito. Che è ritenuto superiore e può ripudiare la moglie solo ripetendo tre volte una formula di rito, mentre una donna per andarsene deve poter pagare in denaro sonante la propria libertà".

Questo romanzo uscirà mai in Algeria?

"Un editore algerino ne ha acquistato i diritti ma non potrà mai pubblicarlo. Lì esiste un comitato di lettura, che di fatto è una censura, che lo ha bocciato preventivamente. Lo si trova in alcune librerie di nascosto".

Lei dall'Algeria è scappata vent'anni fa, ci ritornerà mai?

"Non finché le donne verranno trattate così. Me ne sono andata dopo che sono stata aggredita per aver scritto un articolo sulla condizione della donna. E pensi che ancora oggi, qui a Parigi, provo sensazioni di paura e violenza".

È per questo che ha ambientato il libro a Parigi?

"Parigi è una città che negli ultimi anni ha visto aumentare, in maniera preoccupante, l'integralismo islamico. In molti quartieri si incontrano sempre più spesso donne che indossano il velo integrale. Ma per l'80% di loro non si tratta di libera scelta. Sono favorevole al fatto che lo Stato francese impedisca alle donne di portare il velo. In Italia avete il problema delle donne-oggetto, "veline" che ballano seminude in televisione? È semplicemente l'altra faccia della stessa medaglia. Le donne vanno rispettate per quello che sono e mettendole il burqa o spogliandole non lo si fa. Credo fermamente che la donna debba essere "neutra", come lo è l'uomo. E che a garantire questa neutralità femminile debba pensarci uno Stato laico".

Un tema dominante nei suoi libri è sempre la follia.

"Sì, Mohamed rimane preda del suo delirio e non si capisce bene quello che ha veramente vissuto e quello che invece ha letto e immaginato. Mi piace partire da quello che succede nella realtà e poi avvolgerlo nella finzione. E poi ho avuto persone molto vicine a me che sono sprofondate nella follia, quindi ho sempre cercato di decodificarla. Ma nel mio prossimo romanzo non ci saranno più matti".

Lei ha un figlio di sei anni. Mohamed è vittima di una madre despota. Con la descrizione di questa donna terribile e invadente ha cercato di esorcizzare una sua paura?

"Quando ho saputo che aspettavo un maschio mi sono molto preoccupata. Nonostante fossi una paladina dell'emancipazione femminile avevo paura di riprodurre anch'io degli antiquati modelli educativi e che tutto l'amore che provavo per mio figlio potesse renderlo un macho. Ma per fortuna Paul Malik Joseph è un bambino dolcissimo, che non corre questi rischi".

Quando scrive, a chi si rivolge principalmente?

"Scrivo innanzitutto per le donne algerine. E sono orgogliosa di essere la scrittrice algerina più tradotta al mondo. Ma con questo libro mi rivolgo anche agli uomini che non hanno compreso la condizione delle donne islamiche. Spero sia un piccolo aiuto per fare aprire gli occhi".