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Cosa c'entra l'oca con il rabbino? Merita impararlo

Autore: Giuseppe Pederiali
Testata: L'Arena
Data: 17 ottobre 2011

Il romanzo di Roberta Anau Asini,oche e rabbini,pubblicato dalle edizioni e/o (230 pagine, 18 euro), è sicuramente autobiografico. Per fare un bel romanzo autobiografico occorre avere una vita interessante da raccontare, o almeno raccontarla bene, senza presunzione e compiacimenti. Il romanzo della Anau ha tutto questo, con in più una buona e intelligente dose di ironia, specialmente di autoironia, che non significa non prendersi sul serio, bensì sapersi staccare dalla materia quando diventa troppo intima. In questo modo anche le pagine dedicate ai turbamenti del sesso, al matrimonio, alla maternità diventano narrativa pura e sorriso («...Ma allora, madre Fernanda, perché tanto scandalo sul mio comportamento! Risposta: perché leinon era rimasta incinta, grazie all'esperienza di papà in tempi di amore e guerra, di case chiuse e case aperte»). Di sicuro è una vicenda esemplare, visceralmente al femminile, che attraversa sessant'anni di storia italiana vissuta in maniera totale, qualche volta senza volerlo: il dopoguerra, gli anni del boom economico, il '68, il femminismo... sullo sfondo di una vita privata che non si fa mancare niente: lo studio,il lavoro, l'amore, il matrimonio, una figlia, la separazione, l'impegno politico, le delusioni... La memoria e il presente intrecciati da una scrittura accattivante e coinvolgente, ricca anche di svariati apporti linguistici, dai dialetti all'ebraico italianizzato. La protagonista appartiene a una delle più antiche famiglie dell'aristocrazia ebraica ferrarese, e Ferrara fa da splendido scenario a gran parte del romanzo: qui Roberta nasce e diventa donna, all'interno di una famiglia che il lettore difficilmente dimenticherà, a cominciare dalla figura di Fernanda. Poi la famiglia si trasferisce a Torino, e la scena cambia radicalmente: è la Torino degli scioperi operai e delle contestazioni studentesche. Presenti, anche se cicatrizzate, le ferite provocate delle persecuzioni razziali che colpirono gli ebrei italiani prima e durante la guerra. Insomma, tragedie e commedie, pubbliche e private, intrecciate in maniera scanzonata, ma non irriverente, con l'evidente scopo di raccontare ai non ebrei cosa diavolo è l'ebraismo. Perfetta la frase di Primo Levi messa a epigrafe: «Difficile essere ebrei, ma anche divertente». Asini, oche e rabbini è un romanzo di Storia e di storie, un lessico familiare di struggente passionalità, un brogliaccio d'amore scritto quando l'amore può essere raccontato con la necessaria disillusione, un romanzo condito anche da sostanziose notizie di carattere gastronomico(la cucina padana, la cucina ebraica, la cucina piemontese). Insomma, un libro scritto con il cuore, il cervello e lo stomaco.E speriamo che Roberta Anau, che oggi conduce un'azienda agrituristica dalle parti di Ivrea, continui a coltivare la narrativa insieme a zucche e pomodori.