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Schmitt: la letteratura spezza le barriere e aiuta la tolleranza

Autore: Monica Tortul
Testata: Il Messaggero Veneto
Data: 23 settembre 2010

La letteratura abolisce ogni distanza geografica, temporale e culturale. Immedesimandoci nei personaggi dei libri possiamo cambiare età, sesso, luogo, epoca, e superare i confini della diversità. In questo senso la letteratura è quindi uno straordinario strumento per creare tolleranza e per farci comprendere diversi punti di vista. Da questo presupposto parte ogni lavoro di Eric Emmanuel Schmitt, che ieri pomeriggio ha presentato in anteprima a Pordenonelegge il suo ultimo libro, Concerto in memoria di un angelo , vincitore del premio Goncourt 2010. Si tratta di una raccolta di quattro racconti, indipendenti l’uno dall’altro, ma legati tra loro da un presupposto tematico comune: la ricerca, mediante la riflessione filosofica, della libertà individuale, raggiungibile, secondo lo scrittore, attraverso il contatto consapevole con la propria interiorità. L’emancipazione dell’individuo dai vincoli e dalle convenzioni può essere ottenuta per mezzo del cambiamento cosciente, e in questi termini si manifesta pienamente il pensiero ottimista e positivo dell’autore francese. «Non penso che l’uomo sia imprigionato nel proprio destino – ha spiegato –: ciascuno di noi può prendere coscienza di sé e dare un altro ordine alle cose. Credo nella possibilità di cambiamento e quindi nella libertà dell’uomo: se non fossimo liberi, non saremmo responsabili». Lo scrittore, dotato di estrema raffinatezza e padronanza linguistica, riesce a descrivere in maniera accurata i propri personaggi e le storie di cui essi sono protagonisti, permettendo in questo modo al lettore di comprendere e partecipare in maniera profonda alle vicende narrate: questa sua capacità di essere prima un personaggio e poi l’altro abbatte per lui, ma anche per il lettore stesso, le rigide barriere e i diversi percorsi che ognuno di noi sperimenta. «Ogni libro – ha raccontato – può essere paragonato a un viaggio, durante il quale ciascuno ha la possibilità di vedere il mondo con gli occhi degli altri. La narrazione deve essere semplice e leggera, in modo che il lettore riesca ad entrare in empatia con i personaggi: solo in questo modo riuscirà ad accettare anche gli aspetti più brutti e dolorosi». La letteratura è investita di grande responsabilità da Schmitt, che ieri ha confessato di avere grande paura di deludere il proprio pubblico. «Il successo – ha detto – è una cosa molto piacevole, ma può diventare anche una prigione, perché può toglierti il coraggio di cambiare. Quando sono diventato famoso, mi sembrava di volare, ma fin dall’inizio ho avuto timore di disattendere le aspettative dei miei lettori. Per questa ragione mi cimento in generi diversi e cerco di creare sempre qualcosa di nuovo. In Francia il mio pubblico non sa mai cosa aspettarsi». Schmitt ha raccontato di essere stato a teatro a vedere la rappresentazione della sua pièce Il visitatore . Conversando con il pubblico ha conosciuto una coppia di coniugi anziani, che gli ha confessato di aver risparmiato tre mesi per poter comperare il biglietto. «Da quel momento ho capito ancora di più di avere il dovere di cambiare e di cercare nuove vie. Se disattendessi le aspettative di chi mi segue, mi sentirei in grande colpa». Fin dall’inizio della sua carriera ha ricercato argomenti e ispirazione nel confronto con gli altri. All’età di 30 anni si rese conto che la realtà in cui viveva era una mescolanza di colori, sensibilità e spiritualità diverse. Fu così che cominciò a scrivere, per accendere la curiosità, creare tolleranza e abbattere la paura.