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Elena Ferrante e Massimo Carlotto tra i libri italiani alla conquista del mondo

da Repubblica.it

Dopo anni in cui è rimasta rinchiusa all'interno di un piccolo recinto, la nostra letteratura sta ottenendo finalmente un riconoscimento internazionale che tocca anche l'Asia e il Mondo Arabo. L'export dei titoli tra il 2014 e il 2015 ha fatto segnare un +11,7%. Non ci sono solo i grandi casi letterari, come Elena Ferrante, ma anche la scoperta all'estero di autori meno conosciuti. Se in Francia piacciono i racconti "sull'Italia profonda", negli Stati Uniti apprezzano "i progressi fatti nell'affrontare i generi"

Il vero boom è sul mercato asiatico

di RAFFAELLA DE SANTIS
ROMA - Forse bastava solo provarci, corteggiarli un po'. Da qualche tempo sembra che gli stranieri stiano riscoprendo i libri italiani. Non che ci abbiano mai snobbato, ma a volte sono stati tiepidi. Amano Umberto Eco, Andrea Camilleri e Alessandro Baricco. Hanno adorato Italo Calvino e ora sono tutti impazziti per Elena Ferrante. Non è però solo un fatto di nomi, di titoli forti che si fanno strada in terra straniera. Sono i numeri a dirci che il mercato editoriale del Bel Paese va acquistando credibilità.

L’Associazione italiana editori ha da poco realizzato per conto dell'Ice un ebook, "Mercanti di storie. Rapporto sull’import/export di diritti 2016", che mette in fila una serie di dati incoraggianti. Ma andiamo per ordine. Lo scorso anno le case editrici italiane hanno venduto all’estero complessivamente 5.914 diritti di edizione ai loro colleghi stranieri. Sono naturalmente sempre meno dei libri comprati (10.685 titoli). Ma in termini percentuali le vendite sono cresciute dell’11,7%, gli acquisti del 2%. Perché? Cosa è intervenuto? Giovanni Peresson, responsabile dell’ufficio studi statistici dell’Aie, che insieme all’Ice-Agenzia per la promozione all’estero ha seguito rilevazioni e indagini, ha idee chiare in proposito. È sicuramente cambiata la strategia editoriale: "Le case editrici italiane mostrano più competenze nell’affrontare i mercati stranieri. Ormai hanno tutte un proprio ufficio diritti e curano in modo professionale i rapporti con i possibili acquirenti".

Se guardiamo al lungo periodo e consideriamo l’andamento del mercato negli ultimi quindici anni la curva è ancora più favorevole: le vendite dei diritti nel 2001 riguardavano 1.800 titoli. Per arrivare agli oltre 5.900 di oggi si calcola un incremento del 228,6% (un +16,3% di crescita media annua). All’inizio del millennio era solo il 3,2% dei titoli pubblicati ad aver incontrato il favore delle case editrici straniere, mentre lo scorso anno quel valore è salito al 9,5%. Forse però non sono solo le strategie di marketing ad essere cambiate. "Molti scrittori italiani hanno iniziato a lavorare meglio sui generi. Alcuni hanno imparato a modellare la scrittura sui gusti del mercato anglosassone", dice Peresson. È evidente che Michael Connelly, Ken Follett, Joe R. Lansdale o maestri del thriller come Stephen King fanno scuola, creano proseliti: "Si prendano i gialli di Donato Carrisi, sono congegnati con un ritmo, una struttura e una scrittura consapevolmente molto ‘americani’"..Èd’accordo con Peresson uno dei più importanti agenti letterari italiani, Marco Vigevani: "Il noir italiano è molto ricercato, soprattutto in Francia e in Germania. Fatica di più la letteratura non di genere e che non è di intrattenimento. Il romanzo letterario puro è più difficile che venga tradotto".

Quali sono dunque i libri che vendiamo di più? Soprattutto i romanzi, la narrativa fa ancora la parte del leone: rappresenta oltre un terzo della vendita di diritti alle case editrici straniere (il 36,2%), con un incremento del 251,9% (nel 2007 era il 17,2%). Un altro terzo è in mano alla letteratura per l'infanzia (36,1%), mentre la saggistica negli ultimi anni ha perso terreno: da quasi il 28% del 2007 a poco più del 16% attuale. Trend negativo anche per gli illustrati (-32,6%). Ma chi vendiamo i nostri libri? La maggior parte agli europei. Gli spagnoli ad esempio hanno comprato l'anno scorso 879 titoli italiani. E i francesi si mostrano caldi verso la nostra narrativa, come spiega Marina Valensise, alla guida dell’Istituto italiano di cultura di Parigi negli ultimi quattro anni, prima del direttore di recente nomina Fabio Gambaro: "Qui sono molto apprezzati i romanzi che raccontano l'Italia profonda, nella sue essenza: classicità, bellezza, spontaneità della vita, sono gli aspetti che colpiscono di più della nostra produzione. E' questa una delle ragioni per cui Andrea Camilleri è un autore molto amato”. A Parigi sarà ospitato Marco Missiroli, il cui romanzo Atti osceni in luogo privato è fresco di traduzione per le edizioni Rivages: "Missiroli è stato scelto da Emmanuel Carrere come ospite delle nostre ‘residenze d’artista’, un progetto lanciato dall’Istituto per far conoscere le Promesse dell'arte italiana", dice Valensise.

In Inghilterra si parla addirittura di boom della letteratura italiana. All’ultima London Book Fair si sono aperte trattative per La scuola cattolica di Edoardo Albinati, tra i favoriti a conquistare quest’anno il podio del Premio Strega, e per Marcello Fois, autore molto amato. Ed è appena stato tradotto My italians di Roberto Saviano: sottotitolo "True stories of crime and courage, edizioni Penguin. Marco Delogu, fotografo e direttore dell’Istituto italiano di cultura di Londra, però non crede si tratti di predilezioni legate all’argomento o al genere: “A pagare – spiega Delogu – è sempre la qualità. Con l’Istituto cerchiamo di promuovere le traduzioni dando cinque contributi ogni anno, dai 1500 ai 5mila euro. Quest’anno abbiamo scelto, tra gli altri, La strada che va in città di Natalia Ginzburg, che uscirà con Twins Editions”.

La vecchia Europa ha acquistato più della metà (il 50,8%) dei nostri diritti di edizione. Meno di qualche anno fa, ma comunque tantissimi. La novità non è questa ma è semmai il fatto che si stanno aprendo nuovi mercati: l’area asiatica fino a qualche anno fa era off limits per noi, oggi finalmente esiste, assorbendo il 14,3% del mercato: dal 2007 al 2015 l’export verso est è cresciuto di oltre il 111%, soprattutto grazie alla Cina. Quello verso il Medio Oriente addirittura del 321,2% (oggi è un mercato valutato intorno al 3,7%) e gli editori turchi sono sempre più attratti dai nostri scrittori.

Che siano le fiere internazionali ad aver reso permeabili i confini? L’ultima parte del rapporto Aie è dedicata proprio a questo: le fiere all’estero, dalla Beijng Book Fair a quelle di Budapest e Bucarest, da quella di Istanbul alla Book Expo America, fanno vendere il 192% in più di diritti d’autore sui libri. L’altra notizia positiva è che stiamo erodendo la diffidenza del mercato nord americano verso gli scrittori italiani. Per anni il nostro amore per la letteratura americana non sembrava ricambiato con altrettanto trasporto. La verità è che gli statunitensi in genere leggono poca letteratura tradotta. Le vendite nel Nord America sono cresciute del 145,5% tra il 2007 e il 2015 e nell’ultimo anno del 14,3%, attestandosi al 6,4%.

Giorgio Van Straten, direttore dell’Istituto italiano di cultura di New York, racconta della grande attenzione ricevuta dalla recente edizione integrale dell’opera di Primo Levi e dell’impegno dell'Istituto a pubblicare un volume con le conferenze e le interviste di Giorgio Bassani. L'ultimo fenomeno si chiama Elena Ferrante, la scrittrice misteriosa che sta conquistando gente comune e addetti ai lavori, pubblicata da Europa Editions, versione americana della casa editrice E/O. Sandro Ferri, che ne è alla guida insieme alla moglie Sandra Ozzola, ha voluto rischiare ed è stato ripagato. Dice Van Straten: "L’ambientazione napoletana ha certamente pesato molto sul successo della Ferrante. Alte volte si preferisce lo stereotipo dell’Italia, più che la sua modernità e contemporaneità”. Forse oltre al ruolo delle fiere bisognerebbe calcolare anche il peso dei bestseller sul mercato straniero. Qualche anno fa era Il nome della rosa, ora è l’Amica geniale.