Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

“Il ballo delle pazze”: il primo libro di Victoria Mas è già un successo in Francia

Autore: Luisa Brambilla
Testata: Io Donna
Data: 21 febbraio 2021
URL: https://www.iodonna.it/spettacoli/libri/2021/02/21/nella-serata-danzante-cadono-le-maschere/

È il 1885, a Parigi, mancano tre giorni al ballo di mezza quaresima e per le donne che trascorrono giornate tutte eguali negli stanzoni carichi di fantasmi e delle urla delle recluse della Salpêtrière qualcosa sta cambiando.

Loro, le “pazze” rinchiuse nel reparto isteriche del manicomio femminile, saranno le protagoniste del ballo in maschera che si tiene all’ospedale, aperto solo alla Parigi che conta.

«Per vari anni si tenne un ballo di primavera alla Salpêtrière. Lo aveva introdotto il medico della struttura, Jean Martin Charcot, il neurologo considerato precursore di Sigmund Freud per i suoi studi sull’ipnosi come cura dell’isteria (la “nevrosi femminile” secondo la medicina dell’Ottocento, ndr). L’evento era parte della terapia: è documentato che nelle settimane prima e dopo il ballo le ricoverate avessero meno “attacchi”».

A raccontarlo è Victoria Mas, 34 anni, già sceneggiatrice per cinema e tv, che a loro dedica Il ballo delle pazze, il suo primo romanzo, pluripremiato in Francia.

Una realtà a lungo ignorata

«Ho voluto far conoscere una realtà che anch’io ho a lungo ignorato. Alla Salpêtrière finivano le donne che non si adeguavano al ruolo imposto dalla società, di mogli e madri. Erano i fratelli, i padri, i mariti a rinchiuderle lì, perché davvero non sapevano cosa fare di quante uscivano dai ranghi manifestando una qualche forma di ribellione. Erano carnefici spaventati. Una volta normalizzate, però, nella cornice sicura della malattia mentale, si contendevano la possibilità di avvicinarle, affascinati dall’incontro con la follia e la perdizione».

Le protagoniste del suo romanzo sono ispirate a persone realmente esistite?

Le “detenute” della Salpêtrière (non venivano liberate, neppure se guarite, senza il consenso dei familiari) sono state fotografate più volte, perché Charcot era un disinvolto comunicatore della novità della sua terapia: nel suo reparto non c’erano catene, le isteriche erano curate con “compressori uterini” e sostanze psicotrope. Alle dimostrazioni di ipnosi in cui provocava attacchi isterici (per studiarli…) presenti medici, giornalisti e curiosi, le pazienti erano esibite come attrazioni da circo, ma diventavano note quanto le attrici. Famosa era Augustine, per esempio, alla quale si ispira la figura della adolescente Louise. In quanto a Geneviève, l’infermiera responsabile del reparto e Thérèse, la decana delle pazienti, me le sono inventate. Eugénie, infine, rinchiusa per salvare l’onore di famiglia, è lì per ricordare che alla Salpêtrière c’erano prostitute, vagabonde, donne con problemi psichici ma pure chi era in “odore di eresia”.

Donne in odore di eresia

Uno dei motori della sua storia è lo spiritismo. Era una pratica diffusa nella Parigi del XIX secolo?

C’erano cerchie ristrette di praticanti, che si riunivano in circoli privati. Victor Hugo ne era appassionato, ma era un fenomeno di nicchia perché la gerarchia cattolica condannava apertamente lo spiritismo, paragonato a una attività demoniaca.

Lei che opinione ne ha? Pensa che i defunti possano comunicare con noi ?

Non importa quel che penso io. Quello che mi interessa è porre domande senza risposta, proprio come fa Eugénie nel romanzo: perché quanti assicurano di vedere i santi o la Vergine Maria sono degni di rispetto e fede, e io che vedo mio nonno sono cancellata dalla società?

Dare visibilità a donne nascoste

Gli uomini non fanno bella figura nel suo romanzo.

C’è una differenza abissale tra le possibilità che allora avevano uomini e donne di condurre liberamente la propria vita, ma anche gli uomini dovevano corrispondere alle aspettative sociali: prendiamo il fratello di Eugénie. Ha sofferto per l’internamento della sorella, ma mostrare di avere opinioni non conformi voleva dire correre rischi anche per uno come lui, venire estromesso, forse per sempre, dalla cerchia delle persone rispettabili. Quella che descrivo era una società di apparenze ancor più di quanto non lo sia la nostra.

Il ballo delle pazze è un libro femminista?

Non ho voluto scrivere un libro femminista, ma dare visibilità alle donne che hanno contribuito come cavie agli studi di neurologia di Charcot in questa storia poco raccontata. Credo che ogni vicenda storica tramandi un’eredità con cui fare i conti ma che il significato di un romanzo sia quello che gli dà chi lo legge, secondo la sua sensibilità.