Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

“Casa è dove fa male”: nel ventre di un’umanità atterrita

Autore: Ginevra Amadio
Testata: Premio Letterario Giovanni Comisso
Data: 9 ottobre 2021
URL: https://www.premiocomisso.it/casa-e-dove-fa-male-nel-ventre-di-unumanita-atterrita-recensione-e-intervista-a-massimo-cuomo/

Il gusto per il dettaglio che illumina le fratture, i guasti di un’epoca ‘riposante’ e crudele, Massimo Cuomo lo ha più volte espresso nei suoi romanzi, come se il dato minimo – comunemente banale – potesse infrangere le apparenze, minare la superfice di una normalità disarmante. Casa è dove fa male (Edizioni e/o, 2021), rivela già dal titolo un chiaro intento sovvertitore, laddove il luogo degli affetti e dell’appropriazione di sé diviene una gabbia informe, nauseabonda, uno spazio in bilico tra la vita e la morte. Ambientato in condominio di Mestre, il romanzo di Cuomo ha un’anima inquieta, finemente travisata dalla compattezza espressiva, da uno stile che sottende rivoli torbidi, pulsanti di invenzioni. Tra tutte, i topi che infestano – e infine animano – il palazzo di provincia, rappresentandone il cuore, lo scheletro traballante.

Calandosi nel ventre di un’umanità atterrita, l’autore edifica una storia di sangue e ossa, di sudiciume e tormento, senza nascondere il disgusto per queste figure vacue, via via striate di tenerezza indolente – come un bagliore nel buio, distillando il dolore. Diversamente assenti dalla propria vita, i personaggi di Cuomo somigliano a bambole rotte, incastrate in un’esistenza che si consuma ai margini, fuori dal loro controllo o in uno spazio di ‘disinnesco’, dove è la truffa, l’inganno, a garantire un po’ di equilibrio.

(...)

L'intervista

Ginevra Amadio: La casa come sigillo, garanzia di un’esistenza appartata, della ripetizione, della devastazione della perdita. Lo stabile del suo testo è tragicamente vivo: trabocca di pulsioni, ricordi, agisce in campo e di riflesso, come una voce che si propaga nei tubi, che narra il dramma di certe vite. In che modo un luogo abitato diviene il nostro referto? Come ha scelto di farlo parlare, ‘sanguinare’?

Massimo Cuomo: È stata l’intuizione di un attimo, che però ha cambiato tutto: l’idea che per raccontare la verità e farla percepire come tale al lettore, occorresse uno sguardo paradossale. La maggior parte delle storie più interessanti nascono da un “se” e dal coraggio di metterlo su carta. Quanto volte abbiamo sentito dire “Se questi muri potessero parlare”? Io mi sono semplicemente impadronito di quel “se” e l’ho reso possibilità, affidando la narrazione alla voce del palazzo. È stata una scelta fondamentale per stringere un patto col lettore: accettando di credere che i muri abbiano occhi, orecchie e bocca, crederà all’intera storia, qualsiasi cosa succeda: e se alcune scene paiono incredibili è solo perché nella realtà i muri non parlano, non perché certi fatti tra le mura domestiche non accadano. Così il racconto del condominio diventa una confessione religiosa, un referto medico per davvero. Diventa umana. E dunque, insieme all’umanità, inevitabilmente soffre, sanguina.

(...)