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Una famiglia travolta dal boom

Autore: Filippo La Porta
Testata: La Repubblica - Robinson
Data: 21 gennaio 2023

Siamo proprio sicuri che la modernizzazione del nostro Paese, alla fine degli anni Cinquanta, sia stata un “genocido culturale” e abbia impoverito umanamente gli italiani, come denunciò Pasolini? La “predicazione” apocalittica dello scrittore friulano ha certamente sottolineato le molte incongruenze della nostra modernità, però quel delicato passaggio si mostra oggi assai più frastagliato. Occhi selvaggi di Sandro Baldoni ci racconta una famiglia italiana - i Primavera - che attraversa un periodo cruciale per il nostro Paese, dal dopoguerra fino allo sbarco sulla luna (1969), e ripercorre quelle vicende intrecciate con la grande Storia come dentro un album di figurine Panini. Non siamo distanti dalla grande autobiografia “impersonale” di Annie Ernaux negli Anni, anche se qui la narrazione prevale sul coté riflessivo. I due Primavera, trentacinquenni, decidono di andare a vivere in un paesino umbro di montagna, Monteacuto, «cristallizzato nel tempo», perché hanno quattro figli e un solo stipendio: lui è insegnante di scuola e poi imprenditore dinamico e sfortunato (oltre che dongiovanni seriale), lei appena nominata supplente muore di polio. La vicenda è raccontata in prima persona da Marco, che ammira il fratello più grande Francesco (colto e un po' spaccone, ma con una «sofferenza gentile, complicata»), si confessa con la sorella Eva (impegnata sull'ambiente) e ha un sentimento protettivo verso il piccolo Giovanni (un po' disadattato). Tra feroci riti di iniziazione (si comincia con un episodio di sadismo dei ragazzi ai danni di un cane) e durezze selvatiche della vita paesana (non priva però di una sua dimensione di autenticità) sfilano davanti ai nostri occhi le merci che nel periodo del boom hanno rappresentato la nostra imperfetta modernità: frigoriferi, lavatrice Rex, televisore Philco (con Rin tin tin), il MotoBi Benelli, la Bianchina (e i furgoncini), i jingle della pubblicità, etc. oltre alla Juventus di Sivori e al Milan di Rivera (Marco è un talento calcistico), all'avvento della plastica (Moplen), alla scoperta dei Bitols (Beatles), al film Stranamore di Kubrick, a un passaggio quasi magico del circo Orfei nel paese (l'io narrante si innamora della giovane trapezista, i cui capelli scarmigliati somigliano a un «temporale rosso»), alla travolgente rivoluzione del Sessantotto e ai prodromi del femminismo. Il romanzo di formazione di Marco si conclude nella consapevolezza della «onnipresenza del dolore nell'esistenza di tutti». (...)