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Vedi alla voce "tortura" Le parole di Lelio Basso settant'anni dopo

Autore: Luigi Manconi
Testata: La Repubblica
Data: 3 settembre 2023

«Così scopriamo come la tortura sia storicamente fattore essenziale - spesso formalizzato - del processo penale, strumento ricorrente nell'acquisizione della prova e variabile significativa nell'ottenimento della confessione di un reo.

In altre parole, la tortura viene "processualizzata", fino a diventare elemento importante dell'apparato legale e della procedura. Sulla scorta della riflessione degli illuministi la messa al bando della tortura avviene in base ad argomenti razionali e a un sostanziale giudizio di sua inutilità. Perché mai, allora, la tortura è tuttora praticata in così tanti Paesi al mondo, e non solo in quelli illiberali e totalitari? Il fatto è che i torturatori lavorano col corpo: col corpo proprio infieriscono sul corpo delle vittime e quest'attività si rivela in qualche modo proficua e ottiene comunque un primo risultato.

Quello del disciplinamento, della coercizione, della sopraffazione. Se, come detto, la tortura è un lavoro sporco sul corpo, il suo primo effetto è quello della modificazione del corpo stesso, sia che la tortura venga esercitata a mani nude, sia che si giovi di strumenti e tecniche particolari. Come ha detto la madre di Giulio Regeni: «il suo volto prima così bello, aperto, era diventato piccolo piccolo piccolo». Ecco, il viso, le membra, gli arti sottoposti a tortura si modificano, vengono sfregiati e deturpati. Ed è per questo che risulta così importante la descrizione degli effetti di quelle sevizie.

Lelio Basso realizza in queste pagine una vera e propria anatomia del corpo torturato. Con precisione e acribia, con esattezza e cura dei particolari, descrive le torture e i loro effetti. Come un anatomopatologo stende un resoconto circostanziato e particolareggiato delle condizioni di un corpo, dei suoi organi e dei suoi tessuti. Sono descrizioni secche, essenziali, disadorne e fanno venire in mente alcune pagine letterarie (a partire dagli scritti di Primo Levi) o quelle di un manuale medico settecentesco o, ancora, quelle di un romanzo di Patricia Cornwell».