Login
Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Il corpo del maschio: intervista a Maurizio Fiorino

Autore: Federico Colombo
Testata: Gay.it
Data: 7 settembre 2023
URL: https://www.gay.it/il-corpo-del-maschio-intervista-a-maurizio-fiorino

0:00 Ascolta l'articolo L’ultima parola del romanzo di Maurizio Fiorino, Autoritratto newyorkese, è «amuleto», un lemma che Treccani definisce così: «Piccolo oggetto che si porta indosso a protezione contro insidie». Eppure i protagonisti di questo romanzo non hanno, o non sembrano avere amuleti nel taschino. La loro storia è una storia che non prevede riserbo né cure, non declinazioni del verbo «custodire» né la possibilità di una protezione. Anzi, la loro è una vita completamente esposta, circoncisa e vulnerabile, un’esistenza vorticosa. Hanno compiuto vent’anni da poco e per sopravvivere devono riuscire a non soccombere alla città, che con una mano offre e con l’altra ruba. Allora rubano anche loro, rubano e si vendono, si pesano al chilo e si buttano in mezzo alla vita. Da soli, loro due, e poi intorno tutto il mondo, intorno la vita, anche solo una piccolissima speranza, anche solo un amuleto.

Abbiamo intervistato Maurizio Fiorino, autore per e/o del romanzo Autoritratto newyorkese.

Giovanissimi e già disillusi, i due protagonisti sono amanti, amici e nessuna delle due cose. Non è chiaro ciò che li lega: forse è amore o forse è l’unico strumento che hanno per stare nel mondo. Non si conoscono neanche troppo, semmai si riconoscono. Amare allora è conoscersi o riconoscersi?

Conoscersi, assolutamente. Perché riconoscersi, invece, significa voler vedere nell’altro parti di sé. E sfidare quelle parti, cercare di averne di più, averne il massimo. Nel caso di questo romanzo, quella parte è l’autodistruzione e non è gestibile. I protagonisti riconoscono nell’altro il proprio istinto all’autodistruzione e lo stimolano sempre di più. Amare è conoscersi, conoscere l’altro nel bene e nel male e accettarlo. Riconoscersi, invece, è solo il tentativo di conoscere meglio sé stessi. (...)