(...) Il nido di Catherine Chidgey (Il figlio perfetto, Vicinanza distante, La cocca) è un romanzo davvero inusuale: è narrato dal punto di vista di una gazza – Tama – che viene adottata da due esseri umani, Rob e Marnie. Tama è una gazza speciale perché può capire la lingua umana e riprodurne i suoni – come un pappagallo, ma con più cognizione di causa – con tutto ciò che ne consegue. È testimone del rapporto malato e tossico tra moglie e marito e, allo stesso tempo, fa riflettere sul rapporto che si instaura tra uomo e animale, sia quando quest’ultimo è voluto, sia quando è indesiderato. Ma più di tutti, è l’ennesima opera (che sia un romanzo, un saggio o simili) che mostra le numerose sfaccettature della viralità e le conseguenze dell’essere esposti ai social incessantemente. Non passa infatti molto tempo prima che Marnie si rende conto di poter monetizzare l’incredibile abilità di Tama: a questo punto persino Rob è costretto a ingoiare il boccone e a farsi andare bene la presenza della gazza, a trattare meglio Marnie e a essere più presentabile. D’altro canto, l’uccello viene esiliato dai suoi consimili perché si è troppo umanizzato e vive una crisi di identità: non è più propriamente un pennuto, ma non è nemmeno un essere umano. Il nido è insomma un romanzo che gioca sull’ambiguo, sulle doppie facce, sulla verità e sull’apparenza. Alla fine, però, viene sempre fuori chi si è veramente: un animale è un animale, un violento è un violento.