Alternando i toni, mischiando i registri, in 53 racconti (brevi, meno brevi, brevissimi) Matsuda Aoko irride e demolisce gli stereotipi sessisti e le convenzioni che ingabbiano la condizione femminile. Nella società giapponese, e non soltanto Il mito infranto di 007 In una delle storie, le Bond girl si riuniscono per la prima volta, (s)parlando delle prestazioni amorose dell'agente speciale
Le donne selvagge sono tornate. Per scardinare pregiudizi, beffare luoghi comuni, per silenziare le voci maschili della narrativa e della filmografia, per farsi gioco di quegli autori che mandano all'altare la (quasi) protagonista perché alla storia non serve più. O la fanno rimanere incinta per sbloccare una situazione stagnante. O la fanno abortire per mettere alla prova gli amanti. O la fanno stuprare per suscitare in «lui» la rabbia. O la fanno ammazzare per creare un nuovo colpo di scena. Ecco perché si intitola La donna muore il nuovo libro di Matsuda Aoko: cinquantatré racconti (alcuni brevissimi: flash fiction ) brillanti, disturbanti, coraggiosi, irriverenti che parlano di discriminazioni, sessismo, di uno strabiliante desiderio di libertà: perfino Campanellino si è stufata di stare appresso a Peter Pan.
La società giapponese (e non solo), i desideri eterni degli esseri umani, le convenzioni che ingabbiano chi non si vuole allineare, le nuove tecnologie che deformano la sensibilità comune. Tradotto da Anna Specchio, La donna muore , in arrivo per l'editore e/o dalla stessa autrice di Nel paese delle donne selvagge (2022), affronta tutti questi temi senza moraleggiare. Ironico, non leggero, sardonico, non divertente, ogni racconto lascia un po' perplessi, un po' a bocca aperta. Prendiamo le cinque pagine di Bond : le Bond girl, tutte stupende e sensuali, si riuniscono per la prima volta, come a una convention: le vecchie, le giovani. E nell'entusiasmo generale, quelle favolose creature si confidano e si ritrovano a parlare delle prestazioni amorose dello 007 più famoso del mondo: «...A dire il vero, io ho pensato, eh? Tutto qui?». Mito demolito, ma il centro della questione sta nella domanda posta dalla voce narrante, una Bond girl alle prime armi: «Scusate, ma... non dobbiamo farlo per forza, vero?».
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Vorticoso e anticonformista, audace, lontano da botteghe magiche, ristoranti in cui si rivelano vecchie conoscenze e ricette prelibate, da biblioteche fatate, gatti parlanti, soffitte incantate e formule segrete, La donna muore offre ai lettori occidentali un volto diverso della narrativa giapponese contemporanea. Meno consolatorio. Più duro nei confronti dell'immobile società nipponica. Ed è la conferma di un talento: in centonovantadue pagine l'autrice (che è nata nel 1979 ed è anche traduttrice) ritrova il furore satirico di Nel paese delle donne selvagge (altra raccolta abitata da scatenate erinni), tocca i toni del surreale, arriva a condensare un racconto in una riga, scrive di tubi Led e ciliegie al maraschino, e due pagine dopo si indigna, dà spazio a voci marginali, alle vittime di stalking costrette ad abbandonare il lavoro, pone questioni fondamentali, universali: «Perché se una persona non fa coming out la sua esistenza non viene riconosciuta? Perché viene trattata come se nascondesse un segreto?».