Orizzonti. Filosofie, religioni, costumi, società, visual data In un veicolo dove è attiva la guida autonoma , un ragazzo tocca il volante. L'inci-dente che ne nasce è al centro del romanzo di Bruce Holsinger, che avverte: «Le barriere morali nello sviluppo sembrano sparite. Serve vigilare»
«Ho cominciato a lavorare al mio romanzo circa cinque anni fa: all'epoca quasi tutte le aziende leader nel settore tecnologico si riempivano la bocca di imperativi di sicurezza, invocavano barriere morali allo sviluppo indiscriminato dell'intelligenza artificiale... Oggi queste barriere sembrano sparite. Invece bisogna vigilare, perché il mondo sia un luogo sicuro».
Bruce Holsinger insegna filologia medievale ed è esperto di pergamene. Eppure il suo quinto romanzo, Colpevolezza (e/o), che ha venduto più di 100 mila copie negli Stati Uniti e nel luglio 2025 è stato scelto come libro del mese da Oprah Winfrey, non è un thriller medievale come i primi libri. È un accorato romanzo familiare in un presente disturbante e riconoscibilissimo, dominato dall'intelligenza artificiale. Protagonisti sono i Cassidy-Shaw, una famiglia abbiente di Bethesda, nel Maryland: il padre Noah, avvocato; la madre Lorelei, esperta di IA di fama mondiale; i loro tre figli Charlie, Alice e Izzy. Stanno andando a un torneo di lacrosse su un van a guida autonoma, quando un incidente sconvolge le loro vite apparentemente perfette. In particolare, mentre la guida era affidata al sistema di IA integrato del veicolo, Charlie tocca il volante in seguito a un urlo della sorella, e non si sa se a provocare l'incidente in cui muoiono due anziani sia stato lui o l'intelligenza artificiale.
Da quel gesto si innesca una catena di responsabilità che coinvolge tutti i membri della famiglia.
«Si scoprirà che tutti hanno avuto in qualche modo un ruolo. L'incidente, con le sue implicazioni morali, tecnologiche e giuridiche, è il motore della vicenda e porta alla luce dinamiche nascoste, fratture dell'idillio. Di chi è la colpa? Lo sviluppo della mia trama è al condizionale: cosa avrei dovuto, potuto, voluto fare...? E cosa sarebbe cambiato se l'avessi fatto?».
Il suo libro può essere letto come un romanzo filosofico. È d'accordo?
«Il mio scopo era raggiungere una certa profondità emotiva attraverso le domande filosofiche che mi ponevo man mano. Ma all'inizio non pensavo a Colpevolezza come a un romanzo filosofico: che lo fosse l'ho capito solo a cose fatte». (...)