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UN ALLIGATORE CONTRO I NARCOS COLOMBIANI

Autore: Sergio Pent
Testata: TuttoLibri - La Stampa
Data: 3 giugno 2000

In molti continuano a storcere il naso quando si azzarda l'ipotesi che alcuni tentativi di analisi sociale passino ormai soprattutto attraverso la narrativa in giallo. Le accademie tendono a premiare buoni sentimenti e ricerca letteraria, ma un discorso generale riferito unicamente al romanzo non può più esimersi dalla valutazione di questo fenomeno che, nei casi migliori, non si accontenta di un semplice tuffo nella detection, ma mira a formalizzare i contenuti più a rischio delle nostre recenti frenesie. Pur senza mettere in campo toni profetici o intuizioni anticipatorie, è diverso riconoscere che le carogne metropolitane di Scerbanenco hanno effettuato nei decenni poderose cure di vitamine del gruppo delinquenziale, mentre i suoi perversi ragazzi del massacro hanno optato adesso per i sassi dai cavalcavia, la soppressione dei genitori, l'incendio dell'emarginato.

E' innegabile che Massimo Carlotto faccia parte di una nuova scuola del giallo italiano: un istituto privato in cui la legalità è sempre in bilico tra due estremi stili di vita - disonesti e ordine costituito- dove i cattivi di secondo piano trovano spesso adeguate punizioni, mentre i vertici del protagonismo alternano le loro fortune a seconda delle circostanze. Il personaggio ormai famigliare dell'Alligatore - Marco Buratti - sta diventando col tempo un metro di confronto del tessuto sociale. Dalla sua posizione ambigua di investigatore ai margini della legge segue le trasformazioni epocali misurandole in memorie sepolte e nuove palate di umana fetenzia. Assieme ai fidi Rossini e Max la Memoria - in cui ci piace riconoscere un simpatico clone dell'autore - questa volta Buratti è alle prese con i narcotrafficanti colombiani ma anche con la mala del TriVeneto, sempre più tosta e spietata. Gli tocca difendere le sorti di una canaglia dai nobili principi - Nazzareno Corradi - finito al fresco per una soffiata anonima. "Il corriere colombiano" usato per incastrarlo viene eliminato in carcere mentre da Bogotà piove una pericolosa megera del vertice malavitoso- la Tia - alla ricerca di un vero colpevole. Buratti si muove tra gentaglia priva di scrupoli, al ritmo di blues e col pieno quasi perenne di calvadòs, per scoprire che il Corradi è vittima di una congiura dalle maglie larghe, in cui c'è posto per tutti, dal criminale di professione al maresciallo della Finanza. Nel consueto stile da hard-boiled casereccio, con questa storia nera e intensa Carlotto ci regala forse il più vivace capitolo letto finora della saga di Marco Buratti.

[...] Un valido esempio di come si possa affrontare l'attualità e farne materia narrativa: anche da qui passano le testimonianze epocali, nel confronto con la cronaca e con le nuove paure sociali, nell'attenzione a una realtà che cambia i suoi protagonisti e non trova più molte giustificazioni ad un superiore riferimento legislativo che spesso predispone il terreno alle iniziative private di ricerca della giustizia, o della verità.