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Due Fiori non fanno una Dc?

Autore: Americo Mascarucci
Testata: Intelligo News
Data: 28 febbraio 2013

Si intitola Il Cielo è dei Potenti, ed è l’ultimo romanzo della giornalista Alessandra Fiori, pubblicato a cura delle Edizioni E/O.
La figlia di Publio Fiori, potente leader della Dc romana negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, e poi ministro dei Trasporti con Alleanza Nazionale nel primo governo Berlusconi, traccia un’analisi reale, e in parte impietosa, sulla prima repubblica e sul sistema di potere che per decenni ha contraddistinto la Balena Bianca.

Il protagonista del romanzo è un avvocato romano che ripercorre la sua lunga carriera. La dura militanza dei primi anni nel proprio quartiere attaccando i manifesti per il partito, la ricerca disperata delle tessere per farsi strada nei congressi di sezione tentando la scalata al vertice, la conquista del consenso, la presa del potere nelle istituzioni e, passo dopo passo, l’arrivo ai pieni alti. Una carriera fatta di impegno, passione, soddisfazioni personali ma, ahimè, anche di compromessi più o meno leciti giustificati con la ferma volontà di mantenere il consenso e dunque il potere. Non è la storia di Publio Fiori il cui curriculum politico non coincide del tutto con quello del protagonista, ma sicuramente l’autrice nel raccontare certe situazioni familiari, non può non aver preso spunto dal suo essere figlia di un potente, uscito indenne dalla prima repubblica per riciclarsi nella seconda (non più con la Dc ma con la nascente Alleanza Nazionale).

La carriera di Publio Fiori non è stata mai sfiorata da inchieste giudiziarie, scandali o vicende poco chiare, ma non c’è dubbio che, come il protagonista del romanzo, anche l’ex ministro abbia conosciuto da vicino i meccanismi del potere. Alessandra Fiori dunque sputa nel piatto in cui ha mangiato? Sputa su quel mondo che ha avuto suo padre per protagonista ed in cui anche lei è cresciuta? No, l’autrice non sputa in nessun piatto, offre semplicemente una panoramica ancora più ampia su un mondo già largamente conosciuto. I personaggi che ruotano intorno al protagonista sono i potenti leader della Dc capitolina e laziale. Impossibile non riconoscere sotto mentite spoglie i vari Andreotti, Sbardella, Evangelisti, che l’autrice sembra trattare con rispetto ma senza sconti o benevolenze.

Alla fine, più che concentrarsi sul perché la figlia di un ex potente abbia sentito il bisogno di scrivere un libro del genere, viene spontaneo chiedersi: quella politica tanto sporca, macchiata dai compromessi, dalla corruzione, dalla lotta per il potere portata avanti ad ogni costo e con ogni mezzo, è tutta da buttare e da condannare senza appello dinnanzi al tribunale della storia? Oppure nonostante tutto, quella stessa politica tanto deprecata, è da preferire a quella di oggi, così priva di coerenza ideale, di nobili valori, di militanza dal basso, di dignità personale? Entrare in Parlamento da nominati come avviene oggi, senza alcun criterio di merito se non il livello di servilismo verso il proprio leader, è forse più dignitoso dell’entrarci con un consenso popolare ottenuto anche al prezzo di compromessi più o meno leciti? Il dibattito è aperto.