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L'antieroe perde con metodo

Autore: Marzia Todero
Testata: Questotrentino
Data: 1 giugno 2013

Lo spazio Off ha chiuso la sua stagione teatrale venerdì 24 maggio con il lavoro “A quattro mani , Nascita di un romanzo antieroico”, una lettura-spettacolo andato in scena alle ore 21.00.
Protagonisti: il duo di scrittori Tersite Rossi, in compagnia del flauto di Chiara Cescatti e della chitarra di Mauro Tonolli.
La brava Pettoruso, con pochi elementi a disposizione, ha costruito una drammaturgia essenziale e ben calibrata sullo spazio scenico e sulle due figure recitanti. La regista ha diretto in modo pulito e lineare le luci, il ritmo della narrazione e ha saputo trasformare i due scrittori in bravi lettori interpretanti.
I Tersite Rossi, ben diretti nel loro sforzo recitativo, hanno raccontato, per circa un’ora, i due anni di lavoro impiegati nella stesura del loro libro “Sinistri”.
Ciò che viene messo in scena con umorismo ed estrema semplicità è infatti il lavoro dello scrivere e ancor più del pubblicare.
Si procede per quadri  in cui gli episodi autobiografici si alternano alla lettura recitata di estratti del loro romanzo e a inserti musicali che a tratti si fatica ad integrare. Il genere musicale scelto sembra infatti un po’ scollato dall’impianto narrativo.
La storia si diceva è quella di un romanzo rifiutato più volte dalle case editrici; della sua lunga stesura e delle liti, discussioni, rotture e ricuciture che la sua elaborazione ha scatenato tra i due autori. Insomma il protagonista è il romanzo e quel processo, a cui spesso gli scrittori sono soggetti, di identificazione con i propri personaggi. A volte accade: gli autori percepiscono le loro creature personificate, fattesi soggetti, persone reali che invadono la quotidianità e finiscono col vedere il “loro” personaggio muoversi per strada o col pensare che esso, in realtà,  esistesse già prima di essere creato. Questa, nella storia che abbiamo ascoltato, è la forza che sorreggerà i due scrittori nei momenti di scoraggiamento.  Infatti al di là degli ostacoli, vincerà la forza della convinzione, della fiducia in se stessi e anche dell’umiltà di accettare le critiche e lavorare su di esse per migliorare la propria scrittura. È lo psicodramma di un processo creativo.
Non ci si può esprimere sulla prova recitativa giacché i Tersite Rossi non sono attori e non aspirano a diventarlo. I frequenti slanci di un linguaggio spontaneo, impulsivo , ricco di termini quali “cazzo” ,“vaffanculo” e “coglione” si fanno però notare.
La sensazione comunque è che l’elemento autobiografico non esaurisca il significato dell’operazione. Perché due scrittori mettono in scena il loro lavorio? 
E’ la risposta ad un’esigenza narcisistica? E’ un espediente per spingere le persone a leggere e ad amare la lettura o quanto meno ad apprezzare il lavoro, il tempo, la fatica, le energie che stanno dietro ad un prodotto librario?
Il nostro augurio è che il teatro persista e resista nella sua sempre più complessa funzione civile, contro-informativa, artistica, estetica, culturale, educativa e sociale ma che non sostituisca mai la lettura.
In Italia le persone leggono sempre meno: preferiscono guardare e farsi raccontare. La crisi economica, le necessità primarie, il sistema sociale in cui viviamo da decenni, hanno corroso la possibilità della persona di prendersi del tempo per sé leggendo. Comprare un libro, investire tempo e concentrazione per leggerlo è un’impresa. Allora chi resiste va alla ricerca delle riduzioni.  Ebbene, il teatro non è un’arte di lettura condensata.  La bellezza del leggere sta, non solo ma anche, nello scoprire il testo ognuno a modo proprio, senza che nessuno ci dica come leggerlo; scoprire l’autore o gli autori attraverso le loro parole, le loro storie. E’ un bene che il teatro avvicini alla letteratura ma sarebbe ancora meglio se, al termine di una serata come questa, lo spettatore sentisse il desiderio di diventare anche lettore. Bastano anche solo due o tre libri all’anno. Coraggio!