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Christa Wolf – Con uno Sguardo Diverso

Autore: Mirko Zilahy De’Gyurgyokai
Testata: yoricklibri.it
Data: 22 marzo 2009

Un’irregolare collection di racconti, Con uno sguardo diverso, è la più nuova uscita italiana di Christa Wolf, da poco ottantenne. E ancora per E/O – dopo la più che fortunata dozzina abbondante di pubblicazioni, fra cui spiccano almeno Il Cielo Diviso Cassandra e Medea

Ma lo sguardo diverso del titolo la scrittrice lo getta sulle cose a lei vicine: l’infanzia, la lingua, certi frammenti di vita vissuta, il marito, la patria tedesca, elementi che vengon fuori di qui in poi. I tre pezzi americani - "Incontri in Third Street", "Sessione fotografica L.A." e "Viaggio nel Deserto" - si legano infatti dappresso al titolo del libro. Ad uno sguardo mutato, pare diverso l'universo multiculturale di Los Angeles in cui la Wolf coglie e seziona, con piglio tutto europeo, alcune immagini: un mondanissimo party preelettorale per Bush; una passeggiata sull'oceano a Santa Monica con le buffe t-shirt di chi si sforza nella corsa, "Do you like me?". Sullo sfondo di tali impressioni d'ambiente americano si inserisce il moto dell'altalena del ricordo della vita europea, tedesca. Dopo la riunificazione, la scrittrice è ospite del Getty Center: ricorda la genesi e l'anima scarna della Medea, gli anni difficili, quelli dell'accusa di essere "scrittrice di stato". Nel secondo pezzo è l'elemento comico, calibratissimo, che investe la giornata della Wolf in balia delle fole di un taxista particolare: ex attore che porta seco scatti con grandi star da mostrare sulla sua vettura. Fino allo studio fotografico dove l'autrice viene, suo malgrado, truccata per un servizio per un celebre magazine che mai sarà pubblicato.

Nella terza sezione compaiono due bei racconti. "Lui e io (alla maniera di Natalia Ginzburg)" e "Il signor Wolf aspetta ospiti e prepara la cena" con dedica ai 70 anni del marito. Investono di luce un universo meno conosciuto di Christa Wolf, quello propriamente familiare: si succedono descrizioni di modi, d'umori e d'immagini che tracciano i segni di un rapporto lungo, sottilmente affettivo e intellettuale. La personalità forte ma anche le debolezze di lui - come per gli occhiali spesso smarriti - e quelle di lei, donna vulnerabile, assieme, restituiscono un quadro d'autore intimo, tenero e spiazzante. Una mensione a sé la merita "Giovedì 27 settembre 2001": "Mi sveglia una voce che dice forte: uno strappo nel tessuto del tempo". In codesto racconto sulla strage dell 11/9 v'è la mera cronaca televisiva, forte dei numerosi passaggi in lingua originale (comunque presenti in tutto il libro), e il ripetersi delle notizie sul carattere terroristico dell'attentato e sull'urgenza di una risposta militare: America's War against Terrorism". Ragionando sullo sfondo di quella funesta giornata alle Twin Towers, la Wolf rilancia la quaestio sul suo significato più ampio: sarà il primo step per un terzo conflitto mondiale?

Come già in Cassandra l'autrice qui si figura una pace vera, radicata e realmente condivisa, tale da superare i confini fisici e linguistici delle nazioni. C'è sgomento e c'è paura, ma soprattutto distanza, lontananza e rifiuto per un mondo violento, a cui fa da contrappunto un'intimità quotidiana in cui si cerca di perdere i pensieri di dolore - la cucina, la doccia, la lavatrice, ecc. Ivi s'iscrivono i riferimenti a City of God di E.L. Doctorow: il libro che quella mattina Christa sceglie come compagno della mesta storica giornata. Un compagno che solleva riflessioni sulle guerre future, tra miliardi di persone in cerca di risorse energetiche ma rievoca, assieme, ricordi di un ventesimo secolo di guerre terribili e, tuttosommato, alle spalle, fino alla splendida, mera, chiusa di carattere filosofico. Molti gli echi, anche espliciti, alle opere precedenti, nel gioco calcolato dello svelare le proprie macchine narrative. Ma l'elemento nucleare di tutte le prove è l’intimo scandire attualità e ricordo. Sulla superficie della memoria si svelano infatti le immagini d'una vita, quella che Christa Wolf offre al lettore. Il disvelamento tutto assieme di un carattere, di una coscienza politica e del laboratorio della scrittura. Ne scaturisce un ritratto a tutto tondo. Della donna e dell'intellettuale: lo sguardo è deluso, malinconico, nel guardare indietro alle sorti che il socialismo tedesco affrontò dopo l’unificazione, ai momenti della prorpia diffamazione con la pubblicazione di informazioni a proposito di supposti incontri, alla fine dei '50, con la Stasi. Un libro unico nel suo genere, un testamento, un lascito, un ricordo vivido e ancora brillante. Un vero e proprio "portrait of the artist" a trecentosessanta gradi. Per gli appassionati delle storie e della prosa wolfiana un pezzo imperdibile.