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A Partinico del '67 quando la mafia cacciò le civette

Autore: Fabrizio D'Esposito
Testata: Il Fatto Quotidiano
Data: 13 aprile 2016

Ci sono storie, incredibili e struggenti, che giacciono dentro di noi per decenni. Poi d'improvviso si risvegliano e la memoria si colora diventando un romanzo. Talvolta un bel romanzo. È capitato ad Amedeo La Mattina, giornalista politico della Stampa. Già saggista per Einaudi, con la biografia di Angelica Balabanoff, rivoluzionaria russa che conobbe Mussolini, Mai sono stata tranquilla. adesso La Mattina si è cimentato con il racconto di un evento che risale ormai a mezzo secolo fa, quando a Partinico, vicino a Palermo, arrivò la carovana cinematografica di Damiano Damiani per girare Il giorno della civetta, dal libro di Leonardo Sciascia.

La Mattina abitava a Partinico in quell'estate del 1967 e il suo alter ego letterario si chiama Luca Lamannna, quattordicenne figlio di medici e che fa parte di una banda di ragazzini più grandi di lui. Luca è fortunato perché la troupe ha come base la villetta del suo migliore amico, Cesare. E quello sarà il suo palcoscenico prediletto per scoprire all'improvviso la vita e l'amore. "Lei era esile, stava seduta sul divano con eleganza, le gambe accavallate, un sorrisetto vivace e impertinente. Non avevo mai visto una donna così bella in vita mia. Aveva gambe divine. Il seno premeva con garbo sotto un vestito estivo, sottile, aderente". Lei è Claudia Cardinale che si rivolge a Luca con un nomignolo che fa vibrare il cuore del ragazzo: "Ciao, occhi belli". Inizia così il romanzo di formazione di un adolescente, poco più che bambino, in un paesone siciliano dove le donne non possono andare al bar e dove la parola mafia non si può pronunciare. Ma L'incantesimo delle civette è anche un omaggio alla bellezza del cinema e dei libri, innanzitutto. Un racconto personale che sfocia in una testimonianza di impegno civile contro i mafiosi, nell'Italia degli anni settanta. Perché il piccolo Luca, per far colpo su "Claudia", trova i volumi di Sciascia nella biblioteca del papà - è stato così anche nella realtà, come ha detto l'autore sabato scorso a Sarzana, nell'ambito della rassegna organizzata da Andrea Camaiora - e si mette in testa di mandare all'aria, da solo e senza l'aiuto di nessuno, il piano criminale di rapire Franco Nero, altra stella del cast di Damiani. E questa è un'inedita rivelazione storica di La Mattina. Le cosche, infatti, quando comprendono la trama del film pianificano il sequestro dell'attore. Ed è un fatto che dopo le minacce le scene conclusive vengono girate a Cinecittà anziché a Partinico, provocando la partenza anticipata della carovana. Non solo, uno dei palazzi scelti è di proprietà di un imprenditore organico ai clan.

UN ROMANZO siciliano, quello di La Mattina, nel senso più alto e morbido del termine, universale e particolare allo stesso tempo. I dialoghi in dialetto, il culto religioso della cucina, i personaggi del bar della piazza (luogo di potere per eccellenza, tra chiesa, Dc e mafia) , i genitori, le strepitose nonne che arrivano da Palermo. Il registro del giornalista è dolce e ironico e coglie il punto centrale di quell'estate, un anno prima del Sessantotto: "il rumore creativo d uomini e donne impegnati a dare forma, colore, voce e luce a un libro, a un'idea, a una denuncia. La magica porporina che era stata sparsa nell'aria mi era entrata nelle narici, rimanendo appiccicata sulla pelle". Le società chiuse, che sia mafia o xenofobia, non producono mai questo rumore.