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Dopo Orlando, lo scrittore Haddad «Io gay e arabo non ho paura di discutere di omofobia e Islam»

Autore: Viviana Mazza
Testata: Corriere della Sera
Data: 14 giugno 2016
URL: http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_14/05-esteri-documentoecorriere-web-sezioni-3970cc9a-319e-11e6-a677-1493abad1a34.shtml

«Avrei potuto esserci anch’io in quel club. Per noi i bar sono luoghi sicuri, un attacco del genere ci scuote tutti». Lo scrittore Saleem Haddad ha risposto alla strage nel nightclub gay di Orlando pubblicando su Facebook la foto di tre uomini arabi vestiti da donna (tra cui c’è anche lui) accompagnata da un messaggio contro l’omofobia, contro l’islamofobia e contro «gli ipocriti che usano l’una per giustificare l’altra». Haddad, 32 anni, è gay e arabo: nato in Kuwait da padre palestinese-libanese e madre tedesca-irachena, in una famiglia musulmana ma anche cristiana, ha raccontato nel suo romanzo «Ultimo giro al Guapa» (edizioni e/o) i bar gay del Medio Oriente soggetti a retate ed arresti; il «Guapa» come il «Pulse» sono per lui «luoghi politici» dove si può essere se stessi al riparo dall’omofobia.

Qual è stata la reazione alla strage di Orlando nella comunità Lgbt musulmana?

«Molti, non solo tra i gay ma anche tra i miei amici musulmani eterosessuali, hanno detto che dovrebbe essere un’opportunità per noi per parlare dell’omofobia nelle nostre società. Non dovremmo aver paura di discuterne. Il dibattito e la lotta all’omofobia e al patriarcato nelle comunità arabe e musulmane è iniziato ben prima di questo attacco, e da allora abbiamo rafforzato le nostre voci in Medio Oriente».

Ma ci sono divisioni all’interno della comunità Lgbt?

«Noi queer arabi e musulmani siamo dalla parte delle vittime, perché siamo parte della comunità Lgbt. Ma abbiamo sempre dovuto affrontare l’islamofobia anche all’interno della comunità Lgbt perché c’è chi vede i musulmani come ostili ai diritti gay. Noi siamo incastrati, ci sentiamo parte di entrambe le comunità. Mi infurio quando Donald Trump, che non ha fatto mai nulla per la comunità Lgbt, usa Orlando per giustificare l’odio contro i musulmani».

Non si può riconoscere che c’è un problema nelle società musulmane e allo stesso tempo che non è un problema esclusivo?

«Negare che l’omofobia esista nelle società musulmane è stupido e dobbiamo smettere di farlo. Allo stesso tempo, bisogna riconoscere che esiste in ogni comunità. Se si guarda ai diritti transgender, alle nozze gay, sulle leggi contro la discriminazione è evidente come l’omofobia faccia parte della società americana: tra i bianchi, i neri, i latinos, i musulmani. A Orlando, in Florida, gli omosessuali non possono donare il sangue alle vittime. Questa è omofobia. Non possiamo far finta che non ci sia un problema nelle società islamiche, ma questo problema va al di là dell’Islam. L’attacco di Orlando è un attacco omofobo. Stavolta è stato un musulmano ma, nello stesso giorno, la polizia ha impedito un altro attacco al Pride di Los Angeles per mano di un non musulmano».

Secondo un sondaggio del Pew Research center, nella maggioranza dei Paesi mediorientali l’omosessualità viene rifiutata. Qual è il problema: le leggi o la mentalità?

«È difficile separare le due cose — le leggi omofobe e patriarcali contribuiscono a creare un clima omofobo, che a sua volta consente alle leggi di restare in vigore. Ma spingendo per cambiamenti legislativi, in Occidente e nel mondo arabo, facilitiamo cambiamenti più ampi. Ma Paesi come l’Egitto che stanno condannando la strage di Orlando mentre in patria incarcerano i gay sono degli ipocriti».