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S'avanza il nuovo romanzo italiano

Autore: Massimo Onofri
Testata: Avvenire
Data: 20 ottobre 2016
URL: http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/ROMANZO----4.aspx

Rispetto ai narratori degli ormai troppo mitizzati anni ’80 – quando apparivano sulla scena i vari Pier Vittorio Tondelli, Enrico Palandri, Andrea De Carlo, Ippolita Avalli, inaugurando quella che sarebbe stata subito salutata, con una certa euforia, come la nuova narrativa italiana – di che specie sono gli esordienti di oggi? Che idea di romanzo propongono? Che scrittura praticano?

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Prima di tirare le fila di questo discorso vorrei segnalare, però, anche l’elegante esordio nel romanzo di Lorenza Pieri, con Isole minori (edizioni e/o), scritto in una lingua di nostalgie e lontananze mediterranee. Due sorelle, la storia piccola, ma lunga quarant’anni, di una famiglia, e la Storia grande del Paese: ma con al centro un’isola, il Giglio, di appartata e selvaggia bellezza. Per un libro assai suggestivo che si fa forte, non si sa se vagheggiamento utopico o crocevia leggendario della memoria, di quel sentimento che Gesualdo Bufalino volle una volta definire come “isolitudine”. In conclusione, forse, ce lo possiamo chiedere: che differenza c’è tra i fondatori della nuova narrativa italiana degli anni ’80 e gli epigoni di questo secondo millennio ormai conclamato? Ecco: se quei pionieri, dopo il Calvino terminale di Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979), ma anche l’Eco del Nome della rosa (1980) – in forza d’una quasi assenza di rapporto con la tradizione (ma anche con la sua negazione avanguardistica) – conoscevano lo stupito ritorno, al grado zero, d’una pura e ingenua volontà di racconto, gli esordienti di oggi sembrano perseguire, all’opposto, un tentativo di rifondazione del rapporto con la tradizione e con le più diverse possibilità espressive della lingua italiana. Se il rischio dei primi era un analfabetismo culturale di ritorno, quello dei secondi si traduce, talvolta, nella retorica dell’iperletterarietà.