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"Sottomissione volontaria", in Italia il vincitore del più prestigioso premio letterario svedese

Autore: Rossella Montemurro
Testata: Il Mio Tg
Data: 2 novembre 2016
URL: http://www.ilmiotg.it/10/index.php?option=com_content&view=article&id=10561:qsottomissione-volontariaq-in-italia-il-vincitore-del-piu-prestigioso-premio-letterario-svedese&catid=65:libri&jjj=1478099120117

La potenza distruttiva di un amore non corrisposto, un sentimento unilaterale che rende ciechi e schiavi di un’attesa infinita: solo l’attesa può essere un antidoto, seppur momentaneo, a quel dolore sordo che è la mancanza di reciprocità in una relazione affettiva. Per Ester, la protagonista di Sottomissione volontaria (edizioni E/O, collana Dal Mondo, traduzione di Carmen Giorgetti Cima), la relazione affettiva è, tra l’altro, solo immaginata. Nella realtà Hugo, l’uomo che l’ha stregata, un artista pieno di sé, la usa solo per gonfiare ulteriormente il suo ego.

Lena Andersson – che tre anni fa con Sottomissione volontaria vinse l’August Prize, il più prestigioso premio letterario svedese – ha scritto un romanzo spietato in cui analizza il torpore di una donna così tanto infatuata e persa nelle sue illusioni da perdere di vista la realtà.

“Poiché era finita in una palude viscosa e non arrivava da nessuna parte nemmeno sguazzando di qua e di là, non c’era modo di liberarsi. – si legge - Ricordava confusamente che fino a poco tempo prima si era dedicata ad altro che non fossero i suoi sentimenti, era interessata al mondo circostante, aveva cercato di imparare cose ed era stata felice di esistere. Adesso cercava solo di capire se lui la desiderasse oppure no”.

Ester va oltre le parole e gli atteggiamenti di Hugo, interpretando tutto secondo le proprie aspettative, trascurando l’evidenza di quello che l’uomo dice o fa. Da parte sua, Hugo, narcisista conclamato e traditore seriale, ai tentativi di approccio di Ester – ora timidi ora aggressivi - alterna forme di gentile sopportazione a momenti di black out totale in cui evita qualsiasi contatto.

“(…) Hugo non aveva il coraggio di entrare nel proprio dolore, e di conseguenza nemmeno in quello altrui. – scrive la Andersson - Lui non sapeva che cosa fosse, il dolore. Lo osservava dall’esterno ma non lo sentiva, e perciò non arrivava mai così a fondo nella raffigurazione dell’essere umano così come esigeva la sua sete di grandezza. Il suo istintivo mentire il suo fermarsi alla superficie di tutto ciò che è umano gli impediva di raggiungere ciò che cercava. Laddove cominciava a far male, si volgeva altrove, nell’osservazione di sé come in quella del mondo circostante. Per paura di ciò che poteva trovare non osava cercare in se stesso per capire quello che c’era negli altri. E non voleva capire quello che c’era negli altri perché potevano esserci celate aggressioni e accuse contro di lui. Di conseguenza non voleva nemmeno guardare la vita negli occhi, anche se era ciò che affermava di fare. (…)”.

Per Hugo, Ester lascia il fidanzato, convinta che si tratti di un passo indispensabile per iniziare la nuova storia. Si annulla vivendo in funzione di un incontro, una telefonata o un sms che non arrivano. In un altalenante strazio di assenze e improvvisi ritorni, la donna si convince che la normalità è quella, un’umiliazione continua.

La sottomissione volontaria di Ester diventa presto insopportabile al lettore; lei giustifica sempre il comportamento di Hugo anche quando rasenta la crudeltà. In un’indifferenza agghiacciante, Ester proprio non capisce che: “L’unica arma di chi ama è smettere di amare. Per quanto appiccicoso e soffocante sia stato vissuto l’amore dal destinatario, perderlo fa male, anche quando il destinatario in questione non l’ha mai desiderato. E’ l’equilibrio del potere che viene spostato dalla nuova indifferenza, generando la paura di apparire ridicolo e banale agli occhi dell’ex innamorato”.

Lo stile dell’autrice è tagliente, la descrizione di questo rapporto impari lascia senza fiato.

Lena Andersson è nata a Stoccolma nel 1970. Scrittrice, conduttrice di programmi radiofonici e giornalista, collabora con le principali testate svedesi (critico letterario per Svenska Dagbladet e columnist per Dagens Nyheter) e con la rivista Fokus. Nel 2013 le è stato assegnato il prestigioso Premio August nella categoria narrativa per il suo romanzo Egenmäktigt förfarande. Il libro più recente di Lena Andersson si intitola Allvarligt talat (Detto seriamente, 2015) e si basa su un programma radiofonico con lo stesso nome che conduceva insieme ad altri scrittori, rispondendo alle domande esistenziali degli ascoltatori. Sottomissione volontaria (romanzo del 2013) è prima fra le sue opere a essere tradotta nel nostro paese.